Ex Ilva, chiesta la proroga della Cigs: 4.450 lavoratori e un nodo industriale ancora aperto
Domanda per estendere la cassa straordinaria dal 1° marzo 2026 per 12 mesi. Sul tavolo fermate impiantistiche e sostenibilità dei costi.

L’ex Ilva resta un dossier che unisce industria e lavoro. La richiesta di proroga della cassa integrazione straordinaria riguarda migliaia di persone e segnala che la fase di stabilizzazione non è ancora compiuta. L’acciaio è una filiera strategica: infrastrutture, meccanica e costruzioni dipendono dalla produzione. Ma gli impianti pesanti hanno costi fissi elevati: quando la produzione scende, la sostenibilità economica diventa critica e si trasformano in emergenza occupazionale. È stata presentata un’istanza per prorogare la Cigs per un massimo di 4.450 lavoratori, con decorrenza dal 1° marzo 2026 e durata di 12 mesi, nell’ambito della gestione commissariale. Nella motivazione vengono richiamati interventi e fermate: temporanea cessazione di alcune attività legate ad altiforni e lavorazioni, oltre a manutenzioni specifiche. Viene anche indicata una produzione annua stimata tra 1,5 e 1,8 milioni di tonnellate, ritenuta insufficiente a coprire i costi fissi. La proroga, se concessa, dà tempo ma non risolve il nodo industriale: investimenti, impianti, sostenibilità e prospettiva produttiva. Il rischio è trascinare l’incertezza; l’opportunità è usare la finestra per un piano credibile. Anche la Calabria vive di filiere e indotti: quando un grande polo nazionale rallenta, si muovono prezzi, commesse e lavoro lungo la catena. Il tema della tutela occupazionale e della riconversione industriale è una lezione che riguarda anche il Sud.
Written by
BRUTTO ALESSANDRO


