ALLARME MONTAGNA, L'UNCEM LAZIO SUL PIEDE DI GUERRA: «LA RIFORMA CALDEROLI CANCELLA I COMUNI E STRACCIA LA COSTITUZIONE»
L'UNCEM Lazio esprime forte sconcerto per il nuovo regolamento della Legge 131/2025 sulla riclassificazione dei Comuni montani, che scendono da 4.061 a 3.715. Il Presidente Achille Bellucci denuncia logiche di mero taglio della spesa e chiede tutele reali contro lo spopolamento.
ROMA, 17 giugno 2026 – Fortissima preoccupazione e sconcerto tra le vette del Lazio. L'UNCEM Lazio contesta duramente gli effetti del regolamento attuativo della Legge n. 131/2025, che introduce una drastica riclassificazione dei Comuni montani su base puramente geomorfologica. I territori riconosciuti "montani" in Italia crollano così da 4.061 a 3.715, declassificando numerose realtà dell’Appennino che rischiano ora di perdere fondi e agevolazioni strategiche.
“Questa riforma nasce per contenere la spesa, non per risolvere i problemi strutturali delle nostre aree interne”, dichiara il Presidente di UNCEM Lazio, Achille Bellucci. Nonostante la fase transitoria illustrata dal Ministro Calderoli alla Conferenza Unificata – che blinda le risorse del FOSMIT per il 2025 – le misure sono ritenute del tutto insufficienti. Secondo l'Associazione, la norma tradisce l’articolo 44 della Costituzione, ignorando l'emergenza demografica, l’impoverimento economico e lo sradicamento culturale.
UNCEM Lazio mette sotto accusa la frammentazione degli strumenti di gestione, l'assenza di un modello chiaro di governance e il mancato coinvolgimento dell'Associazione stessa nel tavolo decisionale. Affiancato dai Commissari delle Comunità Montane e dagli enti locali, il sindacato della montagna promette battaglia per sollecitare misure compensative da parte delle Regioni. «La montagna non è un costo da tagliare, ma una risorsa strategica per il Paese. Senza politiche coraggiose e risorse adeguate, ogni riforma è destinata a fallire», conclude Bellucci, chiedendo l'immediata apertura di un tavolo di confronto.
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Redazione 2