Bosnia-Italia, novanta minuti per cancellare dodici anni di buio: Gattuso prepara la notte che vale un Paese
L’Italia si avvicina alla sfida più pesante degli ultimi anni con una pressione che va oltre il campo. A Zenica non si gioca solo una qualificazione: si gioca la fine di un’ossessione nazionale durata troppo a lungo.
Ci sono partite che non si limitano a dividere chi vince da chi perde. Ci sono partite che separano un nuovo inizio da un’altra ricaduta. Bosnia-Italia appartiene a questa categoria. Per gli azzurri non è soltanto un playoff: è la possibilità concreta di chiudere un digiuno mondiale che pesa sul calcio italiano da dodici anni e che ha trasformato ogni appuntamento decisivo in una resa dei conti con il passato. Il peso della sfida si capisce guardando tutto ciò che la circonda. L’ambiente bosniaco si annuncia caldo, il clima esterno è già acceso da dichiarazioni e tensioni, e l’Italia arriva sapendo che stavolta non esiste una seconda lettura rassicurante. Gattuso, richiamato a dare identità e ferocia a un gruppo che ha bisogno di credere in se stesso, lavora su un concetto semplice: togliere rumore e lasciare solo la partita. La Nazionale si è allenata a Coverciano e, secondo le indicazioni emerse oggi, il commissario tecnico va verso la conferma dell’undici che ha battuto 2-0 l’Irlanda del Nord a Bergamo. La formazione di riferimento comprende Donnarumma, Mancini, Bastoni e Calafiori in difesa, Politano e Dimarco sugli esterni, Barella, Locatelli e Tonali in mezzo, Kean e Retegui davanti, con Pio Esposito pronto a insidiare il posto del centravanti titolare. Il gruppo si è allenato a ranghi completi e domani partirà con un charter da Firenze verso Sarajevo, dopo che il programma di viaggio è stato modificato per le condizioni meteo in Bosnia. Il nodo vero è emotivo prima ancora che tecnico. Se l’Italia passerà, Gattuso potrà dire di avere rimesso in carreggiata un gruppo fragile. Se invece dovesse incepparsi ancora, la ferita diventerebbe molto più profonda e coinvolgerebbe progetto, leadership e credibilità dell’intero sistema azzurro. In gare così, il risultato non pesa solo in classifica: pesa nella memoria collettiva. Per i cittadini calabresi questa notizia conta perché la Nazionale resta uno dei pochi luoghi in cui il Paese si guarda ancora come comunità intera. Nei bar, nelle case, nei piccoli centri e nelle città del Sud, una notte azzurra così non è mai soltanto sport: è appartenenza, discussione pubblica e bisogno di sentirsi di nuovo dentro una storia vincente.
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Redazione 2
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