Caporalato e vite spezzate: dalla Calabria l’appello a una rivolta delle coscienze
Un duro appello contro caporalato, sfruttamento dei migranti e schiavitù moderna, dopo la tragedia dei braccianti afghani nel Cosentino.
Il testo denuncia con forza la persistente attualità dello sfruttamento del lavoro migrante in Italia, richiamando simbolicamente il canto di lotta delle mondine e il suo messaggio di libertà contro ogni forma di schiavitù. Al centro della riflessione vi sono le morti di lavoratori braccianti, a partire da Soumaila Sacko, ucciso il 2 giugno 2018 a San Ferdinando mentre cercava materiali per rendere più sicure le baracche dei suoi compagni, fino alla recente tragedia di Amendolara, nel Cosentino, dove quattro braccianti afghani sono stati arsi vivi dopo essersi ribellati a condizioni di lavoro disumane.
Il documento individua nel caporalato, nelle reti criminali e in un sistema economico fondato sul profitto e sulla vulnerabilità dei migranti le cause profonde di queste tragedie. Viene evidenziato il legame tra sfruttamento nei campi, aziende regolari, filiere produttive e grande distribuzione, sottolineando come il fenomeno non riguardi solo il Sud né soltanto l’agricoltura.
Particolare attenzione è dedicata alle normative sull’immigrazione, considerate parte di un meccanismo di ricatto che lega il permesso di soggiorno alla condizione lavorativa. Il testo si conclude facendo proprio l’appello del vescovo Francesco Savino: non bastano cordoglio e indignazione, serve una mobilitazione civile capace di smantellare la schiavitù moderna e restituire dignità al lavoro.
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Redazione 2
