Caso Roggero, tra amarezza e diritto: «La giustizia non può trasformarsi in vendetta»
Il caso Roggero riapre il confronto tra comprensione umana, legittima difesa e rigorosa applicazione dello Stato di diritto.
L’avvocato Eugenio Perrone interviene sul caso di Mario Roggero, il gioielliere condannato dopo aver inseguito i rapinatori che avevano assaltato la sua attività e averne uccisi due durante la fuga. Il commento parte dalla comprensione umana per una vicenda segnata prima dalla violenza della rapina e poi dalle conseguenze giudiziarie, ma richiama la necessità di separare il sentimento personale dall’applicazione delle norme.
Secondo l’analisi, la legittima difesa può essere riconosciuta soltanto quando l’offesa è attuale e la reazione risulta necessaria e proporzionata. Nel caso in esame, i giudici hanno ritenuto che l’azione fosse avvenuta dopo la conclusione della rapina, quando gli autori si stavano già allontanando; per questo la causa di giustificazione non è stata applicata, principio ribadito dalla Corte di Cassazione.
Perrone sottolinea che trasformare una reazione emotivamente comprensibile in un criterio di liceità rischierebbe di rendere incerto il confine tra giustizia e vendetta. La certezza del diritto, la tassatività delle norme e il vincolo del giudice alla legge vengono indicati come garanzie essenziali contro decisioni eccessivamente soggettive.
Le leggi possono essere discusse e modificate dal Parlamento, mentre alla magistratura spetta applicarle. Resta infine l’eventuale ricorso alla grazia, rimedio straordinario rimesso alla valutazione del Presidente della Repubblica.
Written by
Redazione 2