Catanzaro, assoluzione piena per Claudio Parente: cadono le accuse dopo sei anni
Il Tribunale di Catanzaro ha assolto Claudio Parente dalle accuse di peculato e corruzione per insussistenza dei fatti. Assolti dall’accusa di corruzione anche Gironda e Pisano.
Il Tribunale collegiale di Catanzaro ha assolto Claudio Parente dalle accuse di peculato e corruzione, dichiarando l’insussistenza dei fatti contestati. La sentenza conclude il procedimento giudiziario avviato nel 2020 e ha riguardato anche Gironda e Pisano, a loro volta assolti dall’accusa di corruzione.
Secondo l’impostazione accusatoria, Parente, nella sua qualità di consigliere regionale, avrebbe affidato incarichi professionali a Gironda e Pisano con l’obiettivo di ottenere un voto favorevole all’approvazione di una delibera di Giunta. Il provvedimento, sempre secondo l’accusa, avrebbe generato un vantaggio economico per una società di servizi della quale Parente era considerato amministratore di fatto. Nell’ambito dell’inchiesta era stato disposto anche il sequestro del suo conto corrente.
Già nel 2021, tuttavia, la Corte di Cassazione aveva annullato senza rinvio il decreto di sequestro, ritenendo insussistenti i presupposti del contestato reato di peculato.
Dopo un’istruttoria dibattimentale durata circa tre anni, il pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione di tutti gli imputati dall’accusa di corruzione, proponendo invece una condanna a quattro anni per Parente in relazione al peculato. Al termine della camera di consiglio, durata circa due ore, il Tribunale ha assolto tutti gli imputati perché i fatti contestati non sussistono.
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Redazione 2

