Confisca definitiva da oltre 162 milioni di euro a tre imprenditori catanzaresi
Il provvedimento riguarda Antonio, Giuseppe e Daniele Lobello ed è collegato agli sviluppi patrimoniali dell'inchiesta “Coccodrillo”

Beni per oltre 162 milioni di euro sono stati sottoposti a confisca definitiva dai finanzieri del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro nei confronti degli imprenditori catanzaresi Antonio, Giuseppe e Daniele Lobello. Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Catanzaro ed è stato eseguito il 15 settembre 2026 nell'ambito del procedimento di prevenzione patrimoniale collegato agli sviluppi dell'inchiesta “Coccodrillo”.
Secondo quanto riferito, i tre imprenditori erano stati coinvolti nell'indagine condotta dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia. L'inchiesta aveva riguardato presunti rapporti con esponenti e famiglie di 'ndrangheta operanti in diverse aree della Calabria.
Il patrimonio confiscato
Gli approfondimenti economico-patrimoniali successivi hanno riguardato il patrimonio riconducibile agli imprenditori e ai loro familiari, oltre a società e consorzi che, secondo gli accertamenti, sarebbero stati nella loro disponibilità anche attraverso figure ritenute prestanome. Il valore dei beni sarebbe risultato sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.
Tra i beni interessati dalla confisca definitiva figurano numerose unità immobiliari, terreni, quote societarie e patrimoni aziendali, oltre ad automezzi e rapporti bancari. Le partecipazioni societarie riguardano realtà con sede a Catanzaro e provincia e a Firenze, attive nel comparto dell'edilizia pubblica e privata. Tra i beni figura inoltre un importante impianto per la produzione di calcestruzzo situato a Catanzaro.
L'inchiesta “Coccodrillo”
La vicenda patrimoniale si inserisce nel più ampio quadro investigativo dell'operazione “Coccodrillo”. I tre imprenditori sono stati condannati in via definitiva, a vario titolo, per concorso esterno in associazione mafiosa, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori ed estorsione, con pene comprese, secondo quanto comunicato, tra 8 anni e 10 mesi e 3 anni di reclusione.
Gli accertamenti avevano inoltre preso in esame possibili infiltrazioni mafiose nei lavori di ammodernamento del tratto Pizzo Calabro-Cosenza dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria. La confisca ora divenuta definitiva rappresenta dunque l'esito degli approfondimenti patrimoniali condotti dalla Guardia di Finanza sui beni ritenuti riconducibili ai tre imprenditori.
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Redazione 4


