Dall’emergenza cinghiali alla filiera produttiva: la Calabria vara la legge sulla selvaggina
Approvata in Commissione la legge regionale sulla valorizzazione delle carni di selvaggina: filiera strutturata, incentivi e centri di lavorazione per trasformare l’emergenza cinghiali in opportunità economica per la Calabria.

Via libera in Commissione Sanità alla proposta di legge recante “Norme per la gestione igienico-sanitaria e la valorizzazione delle carni di selvaggina selvatica cacciata nella Regione Calabria”. A darne notizia è Domenico Giannetta, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, che definisce il provvedimento «un passo storico» capace di trasformare un’emergenza in opportunità.
La legge introduce un quadro normativo organico e coerente con la disciplina europea e nazionale, consentendo la creazione di una filiera strutturata della carne di selvaggina – a partire dal cinghiale – con standard igienico-sanitari rigorosi, tracciabilità, formazione degli operatori e valorizzazione economica del prodotto.
Il testo si inserisce in linea con l’ordinanza n. 1/2026 del Commissario straordinario alla Peste Suina Africana, attuativa del Piano nazionale che prevede circa 43 mila abbattimenti annui nelle zone indenni da PSA. In Calabria, negli ultimi due anni, i capi abbattuti sono stati circa 28 mila.
Tra le novità più rilevanti, l’articolo 9 introduce progetti pilota per centri di raccolta e lavorazione della selvaggina, incentivi economici per il conferimento dei capi e campagne promozionali sui mercati nazionali e internazionali.
L’obiettivo dichiarato è coniugare gestione faunistica, sicurezza e sviluppo economico, generando indotto nelle aree interne e offrendo un modello innovativo di governo del territorio.
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Redazione 2


