Gioia Tauro nella bufera: accuse di traffico militare verso Israele scuotono il porto calabrese
Associazioni e movimenti pacifisti denunciano il presunto transito di materiali militari diretti a Israele nel porto di Gioia Tauro e chiedono controlli immediati e embargo.

Nuove tensioni e forti polemiche investono il porto di Gioia Tauro, indicato da diverse realtà associative e movimenti pacifisti come uno dei nodi logistici coinvolti nel transito di materiali destinati all’industria militare israeliana. In un comunicato congiunto diffuso il 2 maggio 2026, BDS Calabria, Coordinamento Calabria per la Palestina e Global Sumud Calabria hanno rilanciato l’allerta lanciata da BDS Italia e dalla campagna internazionale “No Harbour for Genocide”, denunciando l’approdo della nave MSC Virginia con un carico di acciaio di grado militare diretto alla IMI Systems, azienda collegata al gruppo Elbit Systems, fornitore dell’esercito israeliano.
Secondo i firmatari, il porto calabrese verrebbe utilizzato in maniera sistematica come hub logistico per materiali dual-use destinati al conflitto in Medio Oriente. Le organizzazioni parlano di una presunta violazione della Legge 185/90 sul commercio di armamenti verso Paesi coinvolti in operazioni belliche e chiedono l’immediata ispezione e il sequestro dei container.
Nel documento viene inoltre richiamata la mobilitazione internazionale “Block the Boat”, con la richiesta di embargo militare nei confronti di Israele, maggiore trasparenza sui traffici portuali e sanzioni per le compagnie coinvolte nel trasporto di materiale bellico.
Il comunicato collega inoltre la vicenda alla recente missione della Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza, denunciando il fermo degli attivisti e definendo il Mediterraneo “teatro di sopraffazione e violenza”. Le realtà promotrici annunciano infine il proseguimento della mobilitazione fino all’interruzione dei traffici ritenuti collegati al conflitto.
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Redazione 2

