Interdittiva antimafia annullata, il Tar “boccia” l’istruttoria della Prefettura: ora si riapre il caso Salerno Costruzioni
I giudici calabresi: il controllo giudiziario concluso positivamente nel 2021 non poteva essere ignorato nella nuova valutazione. Annullati anche i provvedimenti del Comune di Lavagno sul polo scolastico

Una decisione che riporta indietro le lancette di una vicenda amministrativa iniziata quasi dieci anni fa. Il Tar Calabria ha accolto i ricorsi presentati dalla Salerno Angelo Raffaele Costruzioni Generali, annullando l'interdittiva antimafia adottata dalla Prefettura di Vibo Valentia nel dicembre 2022 e, come conseguenza, anche quattro provvedimenti con cui il Comune di Lavagno aveva disposto il recesso dai contratti per la realizzazione del nuovo polo scolastico nella frazione di San Pietro.
Al centro della pronuncia non c'è una valutazione definitiva sull'assenza di qualsiasi rischio di infiltrazione mafiosa. Il nodo individuato dai giudici è un altro: la nuova istruttoria prefettizia non avrebbe adeguatamente tenuto conto di quanto accaduto negli anni successivi alla prima interdittiva, in particolare dell'esito positivo del controllo giudiziario conclusosi nel 2021.
È questo il passaggio che dà alla sentenza il suo peso amministrativo e giuridico.
Dal primo provvedimento del 2017 al nuovo ricorso
La storia parte dal 2017, quando la società era stata destinataria di una prima interdittiva antimafia.
Quel provvedimento era stato impugnato davanti al giudice amministrativo e il ricorso era stato respinto nel 2018. Nel frattempo, però, l'impresa aveva intrapreso un altro percorso previsto dalla normativa antimafia: il controllo giudiziario disciplinato dall'articolo 34-bis del Codice antimafia.
Il Tribunale di Catanzaro aveva disposto il controllo nel 2018 per una durata iniziale di due anni, successivamente prorogata. Il procedimento si era concluso nel 2021.
Ed è proprio quell'esito a diventare uno degli elementi centrali del nuovo contenzioso.
Secondo quanto ricostruito nella sentenza del Tar, nel provvedimento conclusivo il Tribunale di Catanzaro aveva evidenziato elementi positivi emersi durante il periodo di monitoraggio della società, tra cui la correttezza della gestione sotto il profilo amministrativo ed economico-finanziario. Non erano inoltre emersi, durante il controllo, elementi tali da evidenziare un concreto pericolo di infiltrazione mafiosa finalizzato a condizionare la società e la sua gestione.
La Prefettura riapre l'istruttoria
Nell'ottobre 2021, dopo la conclusione del controllo giudiziario, la Prefettura di Vibo Valentia aveva avviato una nuova istruttoria sulla posizione della società.
L'obiettivo era verificare la permanenza di eventuali rapporti di agevolazione con soggetti ritenuti collegati o contigui alla criminalità organizzata.
Gli accertamenti avevano portato, il 23 dicembre 2022, all'adozione di una nuova interdittiva antimafia.
Nel provvedimento erano stati presi in considerazione diversi elementi relativi alla storia giudiziaria dell'impresa e del suo amministratore unico, tra cui vicende richiamate nell'ambito dell'operazione denominata “Robin Hood” e un provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca.
La società ha contestato però l'impostazione dell'istruttoria, sostenendo che il nuovo provvedimento avesse sostanzialmente riproposto il quadro già utilizzato per la precedente interdittiva del 2017 senza confrontarsi adeguatamente con gli sviluppi intervenuti nel frattempo.
Il punto decisivo: cosa è successo durante il controllo giudiziario
È qui che la sentenza del Tar assume particolare rilievo.
Per i giudici, una nuova valutazione prefettizia non può essere costruita come se nel frattempo non fosse accaduto nulla.
Il controllo giudiziario rappresenta infatti un percorso nel quale la gestione dell'impresa viene sottoposta a monitoraggio giudiziario. Di conseguenza, quando quel percorso si conclude positivamente, il suo risultato entra a far parte del quadro complessivo che l'amministrazione deve valutare.
Secondo il Tar, nel caso esaminato la Prefettura non avrebbe adeguatamente acquisito e valorizzato il decreto del Tribunale di Catanzaro che aveva chiuso il controllo giudiziario.
Non sarebbe quindi sufficiente richiamare elementi già conosciuti in passato: occorre spiegare perché, alla luce degli eventi successivi, quegli stessi elementi siano ancora oggi indicativi di un rischio concreto e attuale.
Nessun automatismo tra indagini e interdittiva
La pronuncia richiama anche un principio importante nella materia delle interdittive antimafia.
L'interdittiva ha natura preventiva e mira a impedire che le organizzazioni criminali possano condizionare l'attività economica. Questo, tuttavia, non significa che l'esistenza di determinate vicende giudiziarie produca automaticamente l'interdittiva.
L'amministrazione deve compiere una valutazione complessiva e attuale degli elementi disponibili.
In altre parole, il passato conta, ma deve essere inserito nel quadro del presente.
Ed è proprio questa, secondo il Tar, una delle criticità emerse nel caso della Salerno Costruzioni: la nuova valutazione avrebbe riproposto elementi già utilizzati in precedenza senza spiegare adeguatamente quale fosse il loro peso dopo il periodo di controllo giudiziario e dopo gli ulteriori sviluppi giudiziari.
Il Tar: istruttoria insufficiente
La censura ritenuta fondata dal collegio riguarda dunque il difetto di istruttoria.
La Prima sezione del Tar Calabria ha annullato l'informativa antimafia interdittiva del 23 dicembre 2022, precisando però un aspetto che non va trascurato: l'annullamento avviene “salvo il riesercizio del potere amministrativo”.
La decisione, quindi, non impedisce alla Prefettura di tornare a esaminare la posizione della società.
La differenza è nel metodo: una nuova istruttoria dovrà tenere conto dell'intero quadro disponibile, compresi gli elementi maturati dopo il 2017 e l'esito del controllo giudiziario.
Cadono anche gli atti del Comune di Lavagno
Le conseguenze della sentenza non si fermano al provvedimento prefettizio.
Nel luglio 2023 il Comune di Lavagno aveva adottato quattro determinazioni con cui aveva disposto il recesso dai contratti collegati alla realizzazione del nuovo polo scolastico nella frazione di San Pietro.
I provvedimenti comunali erano collegati all'interdittiva antimafia.
Con l'annullamento del provvedimento prefettizio viene quindi meno anche il presupposto sul quale erano stati adottati gli atti comunali. Per questa ragione il Tar ha annullato anche le quattro determinazioni del Comune, qualificandole come atti attuativi dell'informativa successivamente caducata.
La vicenda contrattuale torna così nuovamente al centro dell'attenzione.
Una sentenza che non chiude definitivamente la partita
Il significato della decisione va letto con attenzione.
Il Tar non afferma che il rischio di infiltrazione mafiosa non possa mai esistere e neppure trasforma l'esito positivo del controllo giudiziario in una certificazione definitiva sull'impresa.
Stabilisce, piuttosto, che una nuova interdittiva deve essere sostenuta da un'istruttoria adeguata e aggiornata, capace di confrontarsi con gli elementi sopravvenuti.
È una distinzione fondamentale.
Da una parte c'è il potere preventivo della Prefettura, che resta intatto. Dall'altra c'è l'obbligo dell'amministrazione di motivare la propria valutazione sulla base di un quadro concreto, attuale e completo.
Dal 2017 al 2026, una vicenda ancora aperta
A quasi dieci anni dalla prima interdittiva, la vicenda della Salerno Costruzioni torna dunque in una nuova fase.
Il Tar ha cancellato il provvedimento prefettizio del 2022 e, di riflesso, gli atti comunali che ne erano derivati. Ma la formula utilizzata dai giudici — “salvo il riesercizio del potere amministrativo” — lascia aperta la possibilità di una nuova valutazione da parte della Prefettura.
Il punto centrale della sentenza resta però chiaro: non basta riproporre il passato per dimostrare un rischio attuale.
Dopo un controllo giudiziario conclusosi positivamente, l'amministrazione deve confrontarsi con ciò che è accaduto durante quel percorso e spiegare, con un'istruttoria adeguata, perché gli eventuali elementi di rischio siano ancora oggi concretamente rilevanti.
È su questo terreno che potrebbe giocarsi il prossimo capitolo della vicenda.
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Redazione 2


