Isola Capo Rizzuto, il turismo sotto pressione dei clan: 7 arresti per estorsione e appalti alterati
Sette persone di Isola Capo Rizzuto sono state arrestate nell’ambito di un’indagine dei Carabinieri e della DDA di Catanzaro per estorsione e turbata libertà degli incanti aggravate dal metodo mafioso. L’inchiesta prende le mosse da un danneggiamento in una struttura turistica della costa jonica.

Quando la pressione criminale entra nel settore turistico, la notizia smette di essere soltanto giudiziaria e diventa economica, sociale, identitaria. A Isola Capo Rizzuto sette arresti riportano al centro uno dei nodi più delicati della Calabria: il rapporto tra impresa, territorio e presenza mafiosa. La fascia costiera crotonese vive da anni la tensione tra vocazione turistica e interferenze criminali. In questo equilibrio fragile, ogni appalto, ogni struttura e ogni investimento possono diventare terreno di pressione, condizionamento o spartizione illecita. Per questo le indagini su estorsioni e gare turbate hanno un valore che va oltre il singolo fascicolo. Il 16 febbraio i Carabinieri del Comando provinciale di Crotone, Reparto operativo Nucleo investigativo, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sette soggetti di Isola Capo Rizzuto. Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Le accuse contestate sono estorsione e turbata libertà degli incanti aggravate dal metodo mafioso. L’indagine, spiegano i Carabinieri, è partita da un danneggiamento avvenuto all’interno di una struttura turistica della costa jonica e ha poi ricostruito, nella fase delle indagini preliminari, episodi maturati nel contesto della presenza della criminalità organizzata nel settore turistico della zona. Siamo ancora nella fase delle indagini preliminari, ma la portata del quadro ipotizzato è significativa. Se il turismo viene piegato da estorsioni e gare condizionate, il danno non colpisce solo le imprese coinvolte: colpisce l’immagine stessa del territorio e la sua capacità di attrarre investimenti puliti. Per i cittadini calabresi questa è una notizia centrale perché tocca uno dei pochi motori di sviluppo più promettenti della regione. Difendere il turismo dall’ingerenza mafiosa significa difendere lavoro, reputazione e futuro della costa jonica
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Redazione 2

