L’Italia respira ancora: Bergamo rimette gli azzurri in corsa, adesso c’è la Bosnia sulla strada del Mondiale
Serviva una partita da squadra adulta, ed è arrivata. L’Italia piega l’Irlanda del Nord con due colpi pesanti nella ripresa e si regala l’ultimo passaggio verso il Mondiale, dove ora la attende la Bosnia dopo una semifinale decisa ai rigori.
Ci sono partite in cui l’Italia non gioca soltanto per un risultato, ma contro un’ombra. Quella dei Mondiali mancati, delle occasioni buttate, delle paure che tornano appena il pallone pesa un po’ di più. A Bergamo gli azzurri hanno risposto nel modo più importante: senza spettacolo superfluo, ma con una serietà agonistica che serviva come l’aria. Il 2-0 all’Irlanda del Nord non cancella il passato, però rimette la Nazionale davanti a una porta che sembrava richiudersi ancora una volta. La pressione attorno a questa semifinale playoff era enorme. L’Italia arrivava con l’obbligo morale, oltre che sportivo, di non fallire l’ennesimo appuntamento da dentro o fuori. In questi casi il problema non è solo vincere, ma reggere il peso simbolico di una partita che il Paese vive come una prova di identità calcistica. Ecco perché il successo di Bergamo va letto anche per ciò che racconta sul piano mentale: una squadra tesa, sì, ma capace di non scomporsi. La gara si è sbloccata nel secondo tempo. All’11’ è stato Tonali a rompere l’equilibrio, mentre al 35’ Kean ha chiuso il conto firmando il raddoppio che ha consegnato agli azzurri la finale del percorso playoff. Poche ore dopo è arrivato anche il nome dell’ultimo ostacolo: sarà la Bosnia, capace di eliminare il Galles a Cardiff ai calci di rigore dopo l’1-1 maturato nei supplementari con reti di James e Dzeko. La finale si giocherà martedì prossimo a Zenica, allo stadio Bilino Polje. Adesso il discorso cambia tono. Non si parla più di evitare una figuraccia, ma di compiere l’ultimo passo per rientrare nel grande palcoscenico mondiale. Il successo contro l’Irlanda del Nord restituisce ossigeno, ma costringe anche a una lettura lucida: il sollievo di una sera non basta se non diventa continuità. La Bosnia, trascinata dall’esperienza di Dzeko e da una semifinale vinta sotto pressione, sarà un ostacolo duro e molto meno leggibile di quanto suggeriscano i nomi. Per i cittadini calabresi la notizia conta eccome, perché la Nazionale resta uno dei pochi spazi sportivi in cui il Paese si riconosce ancora come comunità emotiva. Le partite dell’Italia entrano nei bar, nelle case, nelle piazze e nelle discussioni familiari. E in una regione dove il calcio continua a essere linguaggio popolare e appartenenza, una notte che riapre il sogno Mondiale non è mai soltanto una notizia sportiva.
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Redazione 2


