Novanta chili di bianchetto e tre reti sotto sequestro: colpo alla pesca illegale nel Crotonese
Un sequestro importante riaccende i riflettori sulla filiera irregolare del novellame. Il contrasto alla pesca illegale torna al centro in un’area dove il mare è economia, lavoro e identità.

Quando si parla di pesca illegale, non si parla solo di violazione delle regole. Si parla di concorrenza sleale, danno ambientale e rischio per un comparto che in Calabria rappresenta lavoro e tradizione. Il sequestro di 90 chili di bianchetto nel Crotonese riporta al centro una questione che il territorio conosce bene. Il novellame è da anni uno dei fronti più delicati dei controlli in mare. La sua cattura e commercializzazione illegale non produce solo un illecito economico, ma incide direttamente sul ciclo biologico delle specie ittiche, impoverendo il patrimonio marino. L’operazione è stata eseguita a Cirò Marina. Il sequestro ha riguardato 90 chili di “bianchetto” e anche tre reti. L’intervento si inserisce in un’attività di contrasto ai traffici e alla pesca non consentita in una delle aree costiere più sensibili sotto il profilo produttivo. Il dato quantitativo è già di per sé significativo: non si tratta di un episodio occasionale, ma di un’azione che evidenzia un circuito irregolare capace di movimentare volumi consistenti di prodotto. Ogni sequestro di questo tipo ha due effetti: blocca un’attività illegale immediata e manda un messaggio al settore. Le imprese regolari, infatti, sono le prime a subire il danno di un mercato parallelo che abbassa le regole e altera la concorrenza. Per i cittadini calabresi questa notizia è importante perché il mare non è solo paesaggio: è economia vera. Difendere la legalità nella pesca significa proteggere reddito, ambiente e futuro di intere comunità costiere.
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Redazione 2

