Occhiuto blinda il programma cubano: “I medici restano”, la sanità calabrese fa la sua scelta
Dopo l’incontro con l’ambasciatore cubano, il presidente della Regione ribadisce che i medici impiegati negli ospedali calabresi resteranno. Sul tavolo, sanità, diplomazia e bisogni immediati dei cittadini.

La frase è destinata a pesare oltre la giornata politica: “I medici cubani che lavorano negli ospedali in Calabria restano”. Roberto Occhiuto lo ha detto a margine di un’iniziativa a Crotone, dopo aver incontrato l’ambasciatore della Repubblica di Cuba in Italia Jorge Luis Cepero Aguilar. Il governatore ha spiegato di aver ricevuto anche rappresentanti statunitensi che chiedevano di porre fine al programma, ma di aver ribadito che le esigenze di salute dei calabresi vengono prima di ogni altra considerazione.
La notizia va oltre il perimetro locale perché mette insieme tre piani diversi: l’emergenza sanitaria regionale, i rapporti internazionali e la concreta tenuta dei pronto soccorso. Occhiuto ha difeso il contributo dei medici cubani, definendolo di alta qualità e sottolineando il supporto che offrono a numerosi reparti di emergenza. È il segnale di una Regione che, di fronte alla carenza di professionisti, sceglie di non arretrare.
Ma il passaggio più forte è politico. Quando la sanità di un territorio dipende da soluzioni straordinarie, ogni decisione smette di essere puramente tecnica. Diventa una dichiarazione di priorità. In questo caso, la priorità dichiarata è netta: mantenere operative strutture che altrimenti rischierebbero di restare sguarnite. Il nodo, però, resta aperto: se una misura emergenziale diventa strutturale, allora il vero problema è a monte. E riguarda la capacità del sistema sanitario di attrarre, formare e trattenere personale in modo stabile.
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Redazione 2

