Operazione “Medusa”, sei arresti nel Crotonese: sequestrata una struttura ricettiva
Otto persone coinvolte nell’inchiesta sul presunto sfruttamento della prostituzione. Quattro indagati sono finiti in carcere e due ai domiciliari. Contestati, a vario titolo, anche violenza sessuale aggravata e minaccia grave

CROTONE – Quattro persone in carcere, due agli arresti domiciliari e altre due indagate in stato di libertà. È il bilancio dell’operazione “Medusa”, condotta il 19 agosto dai carabinieri del Comando provinciale di Crotone tra il capoluogo e Isola di Capo Rizzuto.
L’ordinanza cautelare è stata emessa dal gip del Tribunale di Crotone su richiesta della Procura della Repubblica. Gli otto indagati, sette cittadini stranieri e un italiano, sono ritenuti responsabili a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione. Tra le contestazioni figurano anche violenza sessuale aggravata e minaccia grave.
L’indagine dei carabinieri
L’inchiesta è stata avviata nell’autunno scorso dai militari della Tenenza di Isola di Capo Rizzuto. Pedinamenti, servizi di osservazione, videosorveglianza e intercettazioni avrebbero consentito di ricostruire l’esistenza di un presunto gruppo organizzato, con base operativa nel territorio isolitano.
Secondo l’accusa, le donne avrebbero cercato autonomamente i clienti, mentre alcuni uomini si sarebbero occupati degli accompagnamenti, della vigilanza e della gestione dei proventi. I guadagni sarebbero confluiti in una “cassa comune” utilizzata per sostenere i nuclei familiari coinvolti.
Gli incontri avrebbero avuto luogo soprattutto a Crotone, lungo le strade, nelle abitazioni e nelle camere di una struttura ricettiva, posta sotto sequestro preventivo. I gestori, finiti ai domiciliari, avrebbero tollerato e agevolato le prestazioni a pagamento, omettendo in alcuni casi la registrazione degli ospiti.
Profitti e progetto di espansione
Gli accertamenti economici svolti con il contributo della Guardia di finanza avrebbero evidenziato profitti per decine di migliaia di euro, con picchi vicini ai 90mila euro attribuiti a un singolo presunto sfruttatore. Parte del denaro sarebbe stata trasferita all’estero attraverso circuiti di rimessa non bancari.
Il gruppo, secondo gli investigatori, stava inoltre progettando di estendere il sistema ad altre zone della Calabria. L’inchiesta si trova nella fase preliminare e le responsabilità dovranno essere accertate definitivamente nel processo, nel rispetto della presunzione di innocenza.
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Redazione


