Oreficeria italiana in controtendenza: il 23% delle imprese pronto a investire nonostante guerre, dazi e costi record
Il comparto orafo italiano resiste a guerre e dazi: il 23% delle imprese prevede nuovi investimenti nel 2026, nonostante costi elevati e domanda interna in calo.

Il comparto orafo italiano conferma la propria resilienza anche in uno scenario internazionale caratterizzato da guerre, instabilità geopolitica e tensioni commerciali legate ai dazi. Secondo un’analisi presentata a OroArezzo nell’ambito di un incontro del Club degli Orafi Italia in collaborazione con Intesa Sanpaolo, il 23% delle imprese del settore dichiara di voler aumentare gli investimenti nel 2026, segnalando una significativa propensione alla crescita nonostante le difficoltà del contesto macroeconomico.
Il quadro generale, tuttavia, resta complesso: le aziende segnalano un forte aumento dei costi delle materie prime, in particolare dell’oro, e un contesto internazionale instabile che incide sulle strategie industriali. Le tensioni geopolitiche globali hanno infatti contribuito a un incremento dei prezzi delle risorse e a una maggiore volatilità dei mercati, influenzando sia la produzione sia la pianificazione degli investimenti.
Parallelamente, il settore deve confrontarsi con una domanda interna in calo e con una maggiore cautela sulle prospettive di fatturato rispetto all’anno precedente. Nonostante ciò, l’export continua a rappresentare un pilastro fondamentale del comparto, con performance differenziate sui mercati internazionali e una crescente attenzione verso hub strategici extraeuropei.
Il dato principale evidenzia quindi un settore che, pur operando in un contesto di forti pressioni sui costi e sulle dinamiche commerciali globali, mantiene una spiccata capacità di investimento e adattamento, puntando su innovazione, qualità e posizionamento internazionale come leve di competitività.
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Redazione 2

