Petrolmafie, le motivazioni sulle condanne per l’estorsione nei lavori a Pizzo
La Corte d’Appello ricostruisce il ruolo dell’ex consigliere comunale Tedesco e dell’imprenditore Ruccella nel cantiere del complesso parrocchiale

Le motivazioni della Corte d’Appello di Catanzaro sulle condanne relative all’estorsione contestata nell’ambito del processo Petrolmafie sono state pubblicate il 17 settembre 2026 e riguardano anche i fatti relativi ai lavori per il nuovo complesso parrocchiale di Pizzo, nel Vibonese. Al centro della ricostruzione dei giudici ci sono, tra gli altri, l’ex consigliere comunale di Vibo Valentia Francescantonio Tedesco e l’imprenditore Giuseppe Ruccella, entrambi condannati in appello a dieci anni di reclusione per questo capo.
La ricostruzione della Corte
Secondo quanto riportato nelle motivazioni, la vicenda riguardava l’affidamento di lavori e forniture per il cantiere del complesso parrocchiale di Pizzo. La Corte d’Appello ha ritenuto che le indicazioni attribuite a Tedesco sulla scelta delle imprese non costituissero un semplice consiglio tecnico legato alla sua esperienza professionale.
Per i giudici, quelle indicazioni avrebbero avuto anche una funzione intimidatoria, collegata al rischio di possibili danneggiamenti o atti di violenza nel cantiere. La motivazione prende in esame le dichiarazioni raccolte nel corso del procedimento e diverse conversazioni intercettate dagli investigatori.
La Corte ha quindi confermato la responsabilità di Tedesco per l’episodio estorsivo, respingendo la ricostruzione difensiva secondo cui il suo intervento sarebbe stato esclusivamente di natura tecnica.
Il ruolo attribuito a Ruccella
Le motivazioni esaminano anche la posizione dell’imprenditore Giuseppe Ruccella, al quale viene attribuito un ruolo nella fornitura di cemento destinato al cantiere. Secondo la ricostruzione giudiziaria, la vicenda avrebbe riguardato una spartizione delle attività economiche collegate ai lavori, nella quale sarebbero stati coinvolti soggetti riconducibili a diversi gruppi criminali del Vibonese.
La Corte ha ritenuto rilevanti, ai fini della ricostruzione dell’accusa, le conversazioni intercettate e gli altri elementi acquisiti nel processo, confermando per Ruccella la condanna a dieci anni.
Le motivazioni fanno dunque luce sugli elementi valutati dai giudici d’appello per confermare le responsabilità già riconosciute nel procedimento. Restano ferme le garanzie previste dall’ordinamento per le persone coinvolte nei diversi gradi di giudizio.
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Redazione 4


