Poste punta al colpo del decennio: l’assalto totale a Tim può ridisegnare telecomunicazioni e Stato azionista
Il consiglio di amministrazione di Poste ha acceso una delle operazioni più pesanti dell’anno: un’offerta pubblica totalitaria su Telecom Italia. Non è solo finanza straordinaria, ma una mossa che può cambiare gli equilibri di rete, governance e presenza pubblica nell’economia.

Ci sono operazioni che non si limitano a spostare quote azionarie, ma ridisegnano il perimetro di un settore strategico. La mossa annunciata oggi da Poste appartiene chiaramente a questa categoria. L’idea di portare a casa l’intero capitale di Tim trasforma una notizia finanziaria in una questione industriale e politica di prima grandezza, perché mette in gioco infrastrutture, governance e ruolo dello Stato nel cuore delle telecomunicazioni italiane. Tim non è una società qualsiasi. È un nodo storico del sistema-Paese, un’infrastruttura materiale e simbolica che attraversa comunicazioni, servizi digitali, imprese, famiglie e pubblica amministrazione. Per questo ogni operazione che la riguarda viene letta su più piani contemporaneamente: mercato, sicurezza, concorrenza, potere industriale e capacità dell’Italia di governare i propri asset strategici. L’intervento di Poste alza ulteriormente la posta perché aggiunge una dimensione pubblica più forte al dossier. Il cda di Poste ha deliberato oggi un’opas totalitaria su Tim per un corrispettivo complessivo di circa 10,8 miliardi di euro. L’offerta combina una parte in denaro, pari a 0,167 euro per azione Tim, e una parte in titoli, con 0,0218 azioni ordinarie di nuova emissione di Poste per ogni azione portata in adesione. La valorizzazione complessiva indicata è di 0,635 euro per azione, con un premio del 9,01% rispetto al prezzo ufficiale del 20 marzo. L’obiettivo dichiarato è acquisire l’intero capitale e procedere al delisting di Tim. Nel comunicato si sottolinea inoltre che, a operazione completata, la presenza pubblica attraverso Cdp porterebbe lo Stato italiano a una partecipazione complessiva superiore al 50%. Il completamento è previsto entro la fine del 2026. La portata della mossa è enorme. Se andrà fino in fondo, cambierà gli equilibri del settore e riaprirà il dibattito sul rapporto tra concorrenza e presidio pubblico nelle reti strategiche. Da oggi la questione non è più se Tim cambierà, ma quanto profondamente cambierà e con quali effetti su utenti, investitori e sistema industriale. Per i cittadini calabresi questa notizia interessa da vicino perché telecomunicazioni e infrastrutture digitali incidono su tutto: lavoro a distanza, servizi online, scuola, imprese, turismo e qualità della vita nei territori periferici. Quando si muove un gigante della rete, non si muove solo la Borsa: si muove una parte concreta del futuro di regioni come la Calabria.
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Redazione 2

