Prima il piano, poi i nomi: il calcio italiano entra nella settimana che può riscrivere la Figc
Per la guida della Figc partono i contatti informali e la linea che emerge è chiara: prima un progetto di riforma, poi le candidature. Termine per presentarsi il 13 maggio, voto il 22 giugno.

Nel calcio italiano si torna a parlare di vertici, equilibri e potere. Ma stavolta il cuore del confronto non è soltanto il nome del prossimo leader: è l’idea che prima delle persone debba arrivare una riforma capace di rimettere ordine in un sistema percepito da molti come stanco. Ogni cambio di governance nella Figc ha effetti che superano i palazzi federali. Riguarda campionati, programmazione, rapporti tra leghe e prospettiva del movimento. Per questo la fase che si apre adesso pesa molto più di una normale corsa elettorale. Oggi sono stati segnalati i primi contatti informali in vista delle candidature, con una linea di fondo che mette al centro “un piano di riforma prima dei nomi”. Il calendario è già definito: il termine per le candidature è il 13 maggio, mentre il voto è fissato per il 22 giugno. La vera domanda è se il calcio italiano saprà usare questo passaggio per affrontare nodi strutturali e non solo per cambiare facce al comando. Perché senza una visione condivisa, anche la prossima fase rischierebbe di assomigliare troppo alla precedente. La notizia interessa i lettori calabresi perché il calcio resta uno dei principali spazi sociali, economici e identitari del Paese. Le scelte che maturano ai vertici federali ricadono anche su territori, vivai, società minori e passione popolare, cioè su una parte viva della quotidianità regionale.
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Redazione 2
