Processo “Sahel”, primo verdetto: condanne pesanti e nuovo capitolo nella lotta alla criminalità nel Crotonese
Nel rito abbreviato del processo “Sahel” arrivano condanne fino a 20 anni, insieme ad assoluzioni e proscioglimenti per diversi imputati.
Arriva la sentenza di primo grado nel processo “Sahel”, celebrato con rito abbreviato e nato dall’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sui nuovi equilibri criminali nell’area di Cutro, dopo il ridimensionamento della storica cosca Grande Aracri. Il procedimento trae origine dal blitz eseguito nel settembre 2024, che aveva portato all’emissione di numerose misure cautelari e all’avvio di due distinti filoni processuali.
Il verdetto, pronunciato dal gup del Tribunale di Catanzaro Fabiana Giacchetti, restituisce un quadro giudiziario articolato, composto da condanne, assoluzioni e proscioglimenti per specifici capi di imputazione. Le pene più alte raggiungono i 20 anni di reclusione e riguardano Rosario Parrotta, Carlo Verni, Giuliano Muto classe 1988 e Vito Muto classe 1966, ritenuti tra le figure di maggiore rilievo secondo l’impostazione accusatoria. Condanne significative sono state disposte anche per Salvatore Peta, Antonio Pasquale Muto, Antonio Colacino, Giuliano Muto classe 1998 e Rosanna Policastrese.
La sentenza non esaurisce l’intera vicenda giudiziaria: resta infatti separato il troncone ordinario che coinvolge altri imputati. Il processo “Sahel” rappresenta un passaggio centrale nel contrasto a un presunto sistema criminale attivo nel Crotonese, con contestazioni relative a estorsioni, traffico di droga e altri episodi collegati.
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Redazione 2
