Referendum Giustizia: in gioco l’indipendenza del potere e i diritti dei cittadini
Il referendum del 22-23 marzo 2026 mette a rischio l’indipendenza della magistratura e la tutela dei cittadini, trasformando il concetto di “sicurezza” in strumento di controllo sociale.

Il referendum sulla giustizia previsto per il 22-23 marzo 2026 va ben oltre questioni tecniche riservate agli addetti ai lavori, configurandosi come un confronto cruciale tra il governo e i principi fondamentali della Costituzione italiana. Al centro del dibattito non vi è solo l’organizzazione della magistratura, ma il principio stesso secondo cui il potere deve essere delimitato da limiti chiari e necessari.
Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sul desiderio di giudici che “remano nella stessa direzione del governo” sollevano preoccupazioni profonde: il controllo della magistratura rischia di trasformarsi in obbedienza, con conseguenze che ricadono sui cittadini più vulnerabili, marginalizzati o privi di strumenti economici e mediatici. Concetti come giustizialismo, panpenalismo e populismo penale smettono di essere astratti, diventando strumenti concreti attraverso cui lo Stato interagisce con i cittadini, determinando chi è protetto e chi è considerato un rischio.
In questo contesto, la parola “sicurezza” assume un ruolo ambiguo: universalmente accettata, diventa uno strumento di selezione sociale più che un valore oggettivo, stabilendo chi gode di tutela e chi subisce sorveglianza o esclusione. La posta in gioco del referendum è quindi la salvaguardia dell’indipendenza della magistratura, la garanzia che la giustizia operi in autonomia rispetto all’esecutivo, e la tutela dei diritti dei cittadini contro derive autoritarie.
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Redazione 2


