“Sanità calabrese, fine del commissariamento: svolta reale o illusione politica?”
La fine del commissariamento della sanità calabrese è criticata come una svolta solo apparente: restano vincoli, debiti e problemi strutturali ancora irrisolti.
La conclusione del commissariamento della sanità calabrese, dopo diciassette anni, viene accolta con entusiasmo da esponenti del centrodestra regionale, ma suscita forti critiche da parte di alcune voci del settore sanitario. Tra queste, quella di Lino Puzzonia, già dirigente sanitario, che invita a distinguere tra commissariamento e Piano di Rientro: il primo è una misura politica, il secondo un vincolo normativo che resta pienamente in vigore.
Secondo Puzzonia, la fine del commissariamento non comporta un reale superamento delle criticità, poiché la Regione Calabria rimane sottoposta ai controlli ministeriali legati agli equilibri economico-finanziari e al rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Il Piano di Rientro continua infatti a imporre monitoraggi periodici, limiti alla spesa e obblighi di risanamento del debito sanitario.
L’analisi evidenzia inoltre come il lungo periodo di gestione commissariale, avviato dal 2010, non abbia prodotto risultati significativi, anche a causa – secondo l’autore – di nomine inadeguate e scelte discutibili da parte dello Stato. In questo contesto, viene criticata anche l’azione del presidente Roberto Occhiuto, accusato di non aver ottenuto un reale riconoscimento delle responsabilità statali nella gestione del sistema sanitario regionale.
La fine del commissariamento viene quindi interpretata non come una svolta strutturale, ma come un risultato politico frutto di compromessi, mentre restano irrisolti i nodi fondamentali: debito sanitario, carenze organizzative e difficoltà di accesso alle cure. Una situazione che continua a gravare sui cittadini calabresi, spesso costretti a sostenere costi elevati o a rinunciare alle cure.
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Redazione 2

