“Se il conflitto continua, l’economia calabrese ne pagherà il prezzo”: l’allarme che scuote imprese e famiglie
Il presidente di Unindustria Calabria, Aldo Ferrara, avverte che un prolungamento del conflitto può avere effetti pesanti sull’economia regionale. In gioco ci sono inflazione, energia e tenuta delle imprese.
A volte la politica locale viene attraversata da shock che arrivano da molto lontano. È il caso della guerra e dei suoi effetti economici: oggi in Calabria il tema entra con forza nel dibattito istituzionale e imprenditoriale. Le regioni periferiche, soprattutto quelle con un tessuto produttivo fragile e costi logistici elevati, assorbono gli shock internazionali con più difficoltà. Per questo il conflitto in Medio Oriente non è percepito come un evento distante, ma come un rischio già potenzialmente dentro il sistema economico regionale. Aldo Ferrara, presidente di Unindustria Calabria, ha dichiarato oggi che se il conflitto dovesse proseguire, le ripercussioni sull’economia ci saranno. Ha parlato apertamente di preoccupazione e ansia, collegando l’evoluzione internazionale alla possibile pressione su prezzi e attività produttive del territorio. Il punto è semplice: energia più cara e instabilità significano margini più stretti per le imprese e costi più alti per le famiglie. È una catena che in Calabria rischia di farsi sentire in fretta. Questa notizia interessa direttamente i cittadini calabresi perché parla della loro economia reale: bollette, trasporti, spesa quotidiana, competitività delle aziende. Qui la geopolitica non resta astratta: può trasformarsi molto rapidamente in problema locale.
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Redazione 2

