Strongoli sotto la lente antimafia: arrivano i commissari, il Comune entra nella fase più delicata
A Strongoli si apre una verifica istituzionale ad alto impatto: la commissione di accesso antimafia dovrà accertare se ci siano stati condizionamenti criminali nella gestione dell’ente. Sullo sfondo resta l’onda lunga dell’inchiesta sul cosiddetto “sistema Strongoli”.
Ci sono momenti in cui un Comune smette di essere soltanto un luogo amministrativo e diventa il centro di una verifica sulla tenuta stessa delle istituzioni. A Strongoli quel momento è arrivato oggi, con l’insediamento della commissione di accesso antimafia nominata dalla Prefettura. È un passaggio che pesa, perché non riguarda una polemica politica ma la necessità di accertare se nella vita amministrativa dell’ente ci siano stati condizionamenti da parte della criminalità organizzata. Il provvedimento si inserisce nella scia dell’inchiesta della Dda di Catanzaro del maggio 2025 sul cosiddetto “sistema Strongoli”, che ha coinvolto figure di primo piano della precedente gestione amministrativa, compreso l’ex sindaco Sergio Bruno, l’ex responsabile dei lavori pubblici Salvatore Luigi Benincasa e l’ex assessore Francesco Costantino. L’arrivo della commissione, dunque, non nasce nel vuoto ma dentro una vicenda giudiziaria già pesante, che ha lasciato il Comune in una posizione di forte esposizione pubblica e istituzionale. La commissione si è insediata questa mattina e avrà a disposizione tre mesi, prorogabili di altri tre, per completare gli accertamenti. L’obiettivo è verificare eventuali infiltrazioni o condizionamenti criminali nella gestione dell’ente. Il calendario rende tutto ancora più sensibile: l’insediamento coincide infatti con la prima udienza preliminare del procedimento nato dalla stessa indagine, udienza poi rinviata al 28 maggio. L’attuale sindaco, Francesco Benincasa, ha rivendicato la discontinuità della propria amministrazione rispetto al passato, definendo l’accesso un “atto dovuto” e sostenendo che dal 15 maggio 2025, data dell’indagine, in Comune sarebbe cambiato tutto. Adesso si apre una fase in cui il dato politico conta meno di quello amministrativo. La commissione dovrà esaminare atti, procedure e dinamiche interne per capire se il Comune abbia subito pressioni o alterazioni nella propria attività. È uno dei passaggi più delicati che possano toccare un ente locale, perché dall’esito dipende non soltanto il presente amministrativo, ma anche la credibilità istituzionale di un’intera comunità. La notizia interessa i cittadini calabresi perché tocca il rapporto più concreto tra legalità e vita quotidiana: quello che passa dai municipi, dagli uffici, dagli atti pubblici e dalla fiducia nelle istituzioni. Quando un Comune viene sottoposto a verifica antimafia, non è mai un fatto locale in senso stretto: è una questione che riguarda la qualità della democrazia territoriale in tutta la regione.
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Redazione 2
