“Tar o Consulta”: i promotori preparano il contenzioso sul calendario del referendum
Dopo la conferma della data, i promotori valutano la via giudiziaria. In campo ricorso amministrativo o conflitto di attribuzioni, con effetti potenzialmente dirompenti sulla campagna.
La partita del referendum potrebbe spostarsi dalle piazze alle aule giudiziarie: i promotori ragionano su come contestare il percorso scelto dall’esecutivo. Nelle consultazioni popolari, i tempi di campagna e la chiarezza del quesito sono elementi fondamentali. Quando una delle parti ritiene compromesso l’equilibrio, può tentare strade legali per rimettere in discussione l’iter. Dopo la decisione di mantenere la data del voto e di intervenire sul testo del quesito, viene indicata dai promotori l’ipotesi di una nuova iniziativa formale per far ripartire i termini della campagna referendaria. Le opzioni considerate sono due: ricorso al Tar contro la delibera del governo oppure un percorso davanti alla Corte costituzionale, nella forma prevista per le controversie istituzionali. La valutazione nasce dal dissenso sul calendario e sul modo in cui è stata gestita la precisazione del quesito. Se un ricorso venisse accolto, potrebbe incidere su tempistiche e organizzazione. Se venisse respinto, consoliderebbe definitivamente la scelta attuale. In entrambi i casi aumentano incertezza e tensione politica. In Calabria, dove l’affluenza spesso dipende dalla chiarezza delle informazioni, ogni disputa sul “come si vota” rischia di disorientare. La trasparenza dell’iter è la prima condizione per un voto consapevole.
Written by
BRUTTO ALESSANDRO


