Assolto perché il fatto non sussiste»: Luigi Longo chiede verità e responsabilità istituzionale
Luigi Longo, assolto nel 2014 con formula piena dopo quasi un anno di detenzione per accuse poi rivelatesi infondate, chiede un riconoscimento pubblico dell’errore giudiziario e delle gravi conseguenze personali e imprenditoriali subite.

In una lettera pubblica indirizzata al Dott. Salvatore Vitello, già Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Roma e oggi Avvocato Generale della Corte d’Appello di Roma, l’imprenditore, giornalista ed editore calabrese Luigi Longo ricostruisce la propria vicenda giudiziaria legata all’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma del 2009.
Arrestato il 29 maggio 2009 con accuse gravissime di associazione a delinquere finalizzata alla gestione e allo sdoganamento di merci contraffatte attraverso il Porto di Gioia Tauro, Longo ha trascorso 11 mesi e 21 giorni tra carcere e arresti domiciliari. Il 15 luglio 2014 il Tribunale di Roma lo ha assolto con formula piena ai sensi dell’art. 530 c.p.p.: «Perché il fatto non sussiste».
La sentenza ha evidenziato l’assenza di prova sulla consapevolezza dell’illiceità delle merci e perfino sulla contraffazione stessa, rilevando divergenze tra intercettazioni e risultanze peritali. Longo sostiene che un’adeguata verifica documentale avrebbe evitato l’errore interpretativo legato a un caso di omonimia emerso nell’ambito dell’operazione “Cent’anni di Storia”.
Nel frattempo, le sue aziende operanti nel Porto di Gioia Tauro hanno chiuso e l’imprenditore ha sviluppato una grave cardiopatia dilatativa. Pur avendo ottenuto il riconoscimento per ingiusta detenzione, Longo chiede oggi un gesto pubblico di responsabilità istituzionale: il riconoscimento dell’infondatezza dell’impianto accusatorio e delle conseguenze personali, professionali e umane subite.
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Redazione 2

