Calabria “atavica”: alle radici storiche di un pregiudizio che resiste
L’Osservatorio delle Due Sicilie ricostruisce il ruolo attribuito alle teorie lombrosiane nella nascita degli stereotipi contro Calabria e Mezzogiorno, denunciandone l’eredità culturale ancora presente.

Il comunicato dell’Osservatorio delle Due Sicilie analizza la diffusione, nell’Italia postunitaria, delle teorie di Cesare Lombroso e il loro presunto impiego politico durante il periodo della Destra storica, tra il 1861 e il 1876. Secondo il documento, le classificazioni lombrosiane descrivevano le popolazioni meridionali, e in particolare i calabresi, attraverso caratteristiche fisiche e biologiche considerate espressione di arretratezza, inferiorità e naturale predisposizione alla criminalità.
Nelle opere dedicate all’“uomo delinquente”, Lombroso distingueva infatti tra delinquenti “atavici”, ritenuti criminali per nascita, e delinquenti occasionali, inserendo tali categorie all’interno delle concezioni razziali ed evoluzionistiche diffuse nell’Ottocento. Il comunicato sostiene che queste teorie contribuirono ad alimentare un pregiudizio pseudo-scientifico contro il Mezzogiorno, influenzando ambienti culturali, politici e militari.
L’Osservatorio evidenzia inoltre come tale impostazione sarebbe stata utilizzata per giustificare la repressione del brigantaggio, il rafforzamento dell’autorità centralizzata, la politica del “pugno di ferro” e la rappresentazione del Sud come territorio da civilizzare. Il brigantaggio sarebbe stato così interpretato non come fenomeno sociale e politico, ma come manifestazione di una presunta devianza biologica.
Il documento conclude denunciando la persistenza di stereotipi sull’inferiorità meridionale, che continuerebbero a emergere nel dibattito pubblico, e invita a rileggere criticamente le narrazioni costruite dopo l’Unità d’Italia.
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Redazione 2