Caso Chimirri, la svolta ora passa dalla Consulta: fissata l’udienza che può riaprire il tema dell’imparzialità
La Corte Costituzionale discuterà a maggio la questione sulla possibilità, per la persona offesa, di ricusare il giudice per le indagini preliminari. Il nodo nasce dal procedimento legato alla morte del pizzaiolo Francesco Chimirri, ucciso a Crotone nel 2024.

Ci sono vicende giudiziarie che non restano chiuse dentro un singolo fascicolo, ma finiscono per toccare principi più ampi: il ruolo delle parti, i confini delle garanzie, il peso dell’imparzialità. È quello che sta accadendo nel caso di Francesco Chimirri, il pizzaiolo di Crotone ucciso il 7 ottobre 2024, vicenda che ora approda davanti alla Corte Costituzionale. Il caso nasce dopo la richiesta di archiviazione nei confronti del poliziotto Giuseppe Sortino, che esplose il colpo di pistola costato la vita a Chimirri nel quartiere Lampanaro. I familiari della vittima, attraverso i loro legali, hanno contestato la possibilità che la stessa giudice per le indagini preliminari, già espressasi in un passaggio precedente della vicenda definendo l’omicidio un “estremo atto di autodifesa”, fosse chiamata a pronunciarsi anche sulla richiesta di archiviazione. La Corte Costituzionale ha fissato al 20 maggio 2026 l’udienza sulla legittimità delle norme che impediscono alla persona offesa di ricusare il Gip. Secondo quanto emerge dagli atti richiamati nella vicenda, la Corte d’appello di Catanzaro aveva ritenuto inammissibile la ricusazione perché, nell’attuale ordinamento, la persona offesa non ha la qualifica di “parte” necessaria per attivarla. I legali della famiglia hanno quindi impugnato la decisione in Cassazione, che ha rimesso la questione alla Consulta. L’udienza non stabilirà il merito finale del caso Chimirri, ma potrà incidere su un punto decisivo: i diritti processuali della persona offesa nei procedimenti penali. Se la Consulta dovesse ritenere fondata la questione, gli effetti potrebbero andare oltre questo singolo procedimento e avere rilievo più generale. Per i cittadini calabresi questa non è soltanto una notizia di giustizia: è una vicenda che interroga il rapporto tra istituzioni, fiducia nei tribunali e percezione di equilibrio nelle decisioni più delicate. Ed è proprio su questo terreno che si misura la credibilità dello Stato.
Written by
Redazione 2
