Clan, talare e divisa: il processo che riaccende il caso vibonese
Una richiesta di conferma delle condanne riporta al centro una vicenda che intreccia presunti favori al clan e figure insospettabili. Il nuovo passaggio processuale rilancia il peso giudiziario e simbolico del procedimento.

Ci sono processi che non restano confinati nelle carte, perché toccano nervi scoperti di un territorio. È il caso del procedimento che vede coinvolti un sacerdote e un ex carabiniere, per i quali in appello è stata chiesta la conferma delle condanne già pronunciate in primo grado. Una vicenda che torna a far discutere non solo per i nomi coinvolti, ma per ciò che racconta sul rapporto tra potere, relazioni e presenza criminale in Calabria. Il procedimento ruota attorno all’ipotesi di un aiuto fornito a un clan del Vibonese. In primo grado, il tribunale aveva già emesso condanne pesanti, ritenendo provato un contributo esterno all’associazione mafiosa. Il nuovo passaggio in Corte d’appello rimette al centro un fascicolo che ha avuto un forte impatto pubblico proprio per il profilo degli imputati e per il contesto territoriale in cui la vicenda è maturata. Nel giudizio d’appello è stata chiesta la conferma delle pene già inflitte in primo grado: 13 anni e 7 mesi per uno degli imputati e 6 anni per l’altro. L’accusa contesta il concorso esterno in associazione mafiosa per aver favorito un clan attivo nell’area vibonese. In primo grado, inoltre, per uno degli imputati erano arrivati anche addebiti ulteriori relativi a omissione di atti d’ufficio e falso ideologico. Il nuovo passaggio processuale, dunque, non è un dettaglio tecnico, ma un momento cruciale che può consolidare l’impianto accusatorio già riconosciuto in aula. La richiesta della procura generale apre ora una fase decisiva. Se la Corte dovesse confermare la sentenza, il procedimento rafforzerebbe una linea giudiziaria molto netta sui rapporti di appoggio esterno ai clan. Se invece emergessero valutazioni diverse, il quadro potrebbe cambiare in modo significativo. Per i cittadini calabresi questa notizia conta perché riguarda la credibilità delle istituzioni e la capacità dello Stato di colpire le zone grigie, quelle in cui la criminalità cerca coperture, relazioni e legittimazione sociale. È lì che spesso si gioca la partita più difficile.
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Redazione 2

