Corsie sotto assedio: oltre 23mila sanitari aggrediti in un anno, l’allarme torna drammatico
Nel 2025 oltre 23mila operatori sanitari e sociosanitari sono stati coinvolti in quasi 18mila aggressioni. Il fenomeno non cala e riaccende la questione sicurezza negli ospedali.

La violenza contro chi cura non è più un episodio isolato. È una linea costante che attraversa pronto soccorso, reparti e servizi territoriali, fino a trasformarsi in una delle emergenze più gravi e meno accettabili del sistema sanitario. Quando i sanitari lavorano sotto minaccia, il danno non riguarda solo loro. Riguarda i pazienti, i tempi di cura, l’attrattività delle professioni e il clima complessivo dentro le strutture. È un problema di sicurezza, ma anche di tenuta del servizio pubblico. Nel 2025 oltre 23mila operatori sono stati coinvolti in quasi 18mila episodi di aggressione. Il dato è in linea con l’anno precedente sul numero degli episodi, ma cresce il numero delle persone colpite, passate da circa 22mila a oltre 23mila. Tra le risposte valutate ci sono presìdi di polizia e body-cam. La stabilizzazione del fenomeno su questi livelli significa che il problema è strutturale. Non basta più indignarsi dopo ogni episodio: servono protezione, deterrenza e una gestione più solida delle situazioni critiche. Per la Calabria è un tema sensibilissimo, perché riguarda ospedali già spesso sotto pressione e personale che lavora in condizioni difficili. Difendere chi cura significa difendere la qualità stessa dell’assistenza.
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Redazione 2

