DDA Catanzaro, estradato Smajlaj Fisnik: il narcotrafficante albanese aveva alterato le impronte digitali
Il latitante è rientrato in Italia nei giorni scorsi dopo il Mandato di Arresto Europeo nell’ambito dell’inchiesta “Gentleman II”. Dovrà scontare una pena complessiva di 27 anni e 6 mesi.

È rientrato nei giorni scorsi in Italia, scortato dal personale dell’Unità I-CAN del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, Smajlaj Fisnik, latitante albanese destinatario di un Mandato di Arresto Europeo emesso nell’ambito dell’inchiesta antidroga “Gentleman II”, coordinata dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro.
L’operazione era scattata nel maggio 2023 con 25 misure cautelari e sequestri per circa 3,8 milioni di euro. Secondo quanto emerso dall’indagine, l’organizzazione aveva una base operativa nella provincia di Cosenza, tra la Sibaritide, Cassano all’Ionio e Corigliano, e collegamenti diretti con Germania e Belgio.
Il ruolo nell’inchiesta
Smajlaj, sfuggito alla cattura al momento del blitz, è considerato dagli inquirenti un broker della droga di livello internazionale. Nell’ambito del procedimento “Gentleman II” è accusato di aver fornito oltre 30 chili di eroina alla cosca Abbruzzese di Cassano all’Ionio.
Durante le indagini e le successive procedure estradizionali è emerso anche il particolare relativo alle impronte digitali. Nel 2021, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo si sarebbe sottoposto a un intervento chirurgico finalizzato ad alterare e invertire le proprie impronte, nel tentativo di eludere i controlli e le banche dati delle forze dell’ordine.
La sua figura era già conosciuta alla DDA di Catanzaro dai primi anni Duemila. Arrestato nel 2006 ed espulso dall’Italia nel 2008, avrebbe continuato dall’estero a gestire forniture di stupefacenti destinate alla criminalità organizzata calabrese e siciliana.
Il nome di Smajlaj compare anche nelle inchieste “Skoder” e “Gentleman”, relative ai traffici della famiglia Magliari di Altomonte e degli Abbruzzese. Per i reati contestati, la Corte d’Appello di Catanzaro ha emesso un provvedimento di pene concorrenti: la pena complessiva da scontare è di 27 anni e 6 mesi di reclusione.
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Redazione 2


