Difesa UE, la clausola “segreta” che può cambiare gli equilibri globali
L’articolo 42.7 UE obbliga gli Stati membri ad aiutarsi in caso di attacco: una difesa collettiva flessibile, sempre più centrale nello scenario globale.

L’articolo 42.7 del Trattato sull’Unione Europea, noto come clausola di mutua difesa, rappresenta uno degli strumenti più rilevanti ma meno conosciuti della politica di sicurezza europea. Come evidenziato da AGI, questa disposizione si attiva nel caso in cui uno Stato membro subisca un’aggressione armata sul proprio territorio, imponendo agli altri Paesi dell’UE l’obbligo di fornire aiuto e assistenza con tutti i mezzi a loro disposizione.
A differenza di alleanze militari tradizionali come la NATO, la clausola europea lascia ampio margine di discrezionalità agli Stati membri, che possono scegliere modalità e intensità dell’intervento, non necessariamente di natura militare. Questo significa che il supporto può includere anche strumenti politici, economici, logistici o di intelligence, adattandosi alle specificità della crisi.
Un elemento centrale è il carattere intergovernativo del meccanismo: la responsabilità dell’azione ricade direttamente sui singoli Stati e non sulle istituzioni comunitarie, che svolgono un ruolo limitato di coordinamento. Ciò distingue nettamente l’articolo 42.7 da altri strumenti europei, come la clausola di solidarietà (articolo 222), che coinvolge maggiormente le istituzioni UE.
Nel contesto attuale di crescenti tensioni internazionali e minacce ibride, questa norma assume un valore strategico crescente. Pur non trasformando l’UE in un’alleanza militare, rafforza il principio di difesa collettiva e la cooperazione tra Stati membri, delineando un modello europeo di sicurezza basato su flessibilità, solidarietà e responsabilità condivisa.
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Redazione 2

