Domani scade il tempo per le polizze anti-catastrofe: alberghi e ristoranti entrano nell’anno della paura assicurata
Turismo, ristorazione e pesca arrivano all’ultimo giorno utile per adeguarsi all’obbligo assicurativo contro terremoti, alluvioni e altri eventi estremi. Non è solo un adempimento burocratico: può cambiare costi, accesso agli aiuti pubblici e tenuta finanziaria delle imprese.
Ci sono obblighi che sembrano burocratici finché non si capisce quanto incidano sulla sopravvivenza di un’attività. Le polizze anti-catastrofe rientrano esattamente in questa categoria. Per hotel, ristoranti e imprese della pesca, il 31 marzo non è solo una data di calendario: è la soglia che separa la normalità amministrativa da un rischio economico molto più concreto di quanto molte aziende abbiano voluto ammettere fino all’ultimo. Negli ultimi anni la frequenza degli eventi estremi ha reso sempre meno sostenibile l’idea che lo Stato possa farsi carico da solo dei danni subiti dalle imprese. Da qui nasce la spinta verso coperture obbligatorie sui beni strumentali. Il tema, però, non è solo la protezione: è anche il costo aggiuntivo che si scarica su attività già esposte a margini stretti, stagionalità e aumento generale delle spese operative. Per i comparti di turismo, ristorazione e pesca, il termine ultimo per adeguarsi scade domani, 31 marzo 2026, dopo la proroga concessa dal Milleproroghe. L’obbligo riguarda la copertura contro eventi catastrofali sui beni aziendali. Non sono previste sanzioni pecuniarie immediate per chi non si assicura, ma le imprese non in regola non potranno accedere ad agevolazioni o contributi pubblici e, in caso di calamità, rischiano di affrontare i danni senza poter contare su futuri indennizzi statali. La ricaduta più importante è doppia: da un lato aumentano i costi fissi per molte attività; dall’altro cambia il rapporto tra impresa e rischio ambientale. Non assicurarsi, da oggi, non significa più soltanto esporsi a un danno materiale, ma compromettere anche la possibilità di ottenere sostegno pubblico. È un passaggio culturale prima ancora che normativo, perché obbliga molte aziende a considerare il rischio climatico come parte strutturale del proprio bilancio. Per i cittadini calabresi la notizia interessa moltissimo perché in Calabria turismo, ristorazione e attività legate al territorio sono settori vitali e allo stesso tempo esposti a frane, alluvioni, mareggiate e dissesto. Se i costi assicurativi crescono o se molte imprese arrivano impreparate alla scadenza, gli effetti possono ricadere su occupazione, servizi, prezzi e capacità del territorio di reggere le prossime emergenze senza crollare economicamente.
Written by
Redazione 2

