Extraprofitti sotto tiro: l’Italia spinge l’Europa a colpire chi sta guadagnando dalla crisi
Roma, insieme ad altri quattro Paesi dell’Unione, chiede una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche. Il messaggio è netto: se il carburante sale per la guerra, chi beneficia dell’emergenza deve restituire una parte del vantaggio.

Ci sono momenti in cui la politica economica deve scegliere se limitarsi a rincorrere l’emergenza o intervenire su chi dall’emergenza sta ricavando un beneficio straordinario. La richiesta avanzata oggi da un gruppo di Paesi europei, tra cui l’Italia, va in questa direzione: non limitarsi a contenere i danni della crisi energetica, ma provare a redistribuire parte degli utili eccezionali generati dall’instabilità. Il tema degli extraprofitti torna centrale ogni volta che petrolio e carburanti schizzano in alto. Quando i prezzi salgono per effetto della guerra o di tensioni internazionali, l’impatto su famiglie e imprese è immediato. Ma nello stesso tempo alcune grandi società possono trarre vantaggi anomali da quello stesso scenario. È su questa frattura che si inserisce la nuova iniziativa, che prova a riportare in chiave europea una battaglia già vista a livello nazionale. Cinque ministri dell’Economia europei, tra cui Giancarlo Giorgetti, chiedono una misura comune per tassare gli extraprofitti delle società energetiche. L’iniziativa è condivisa da Italia, Germania, Spagna, Portogallo e Austria. La motivazione dichiarata è la necessità di reagire all’aumento dei prezzi dei carburanti innescato dalle tensioni in Medio Oriente e dalla nuova pressione sui mercati dell’energia. Se la proposta trovasse ascolto nelle sedi europee, potrebbe tradursi in nuove risorse da destinare al contenimento dei rincari o al sostegno di imprese e famiglie. Ma la trattativa si annuncia complicata: tocca interessi economici enormi e modelli fiscali nazionali molto diversi. Proprio per questo il valore della mossa è anche politico: segnala che una parte dell’Europa vuole rispondere alla crisi con strumenti redistributivi e non soltanto con misure tampone. La notizia interessa i cittadini calabresi perché quando il costo dell’energia sale, i territori più fragili pagano subito di più. Se una parte dei profitti straordinari generati dalla crisi tornasse davvero a finanziare misure di sollievo, il beneficio potrebbe arrivare anche in regioni come la Calabria, dove il peso di carburanti, trasporti e bollette si sente con maggiore intensità.
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Redazione 2
