“Giù le Mani dai Medici Cubani: la Calabria Difende il Diritto alla Salute”
La presenza dei medici cubani in Calabria viene difesa come una risposta indispensabile alla crisi della sanità pubblica regionale. Il testo denuncia le pressioni degli Stati Uniti contro Cuba e rivendica il diritto alla salute come valore universale, contro logiche di mercato e privatizzazione.

Nelle ultime settimane è emersa una forte pressione diplomatica degli Stati Uniti affinché la Calabria interrompa la collaborazione con i medici cubani impiegati negli ospedali regionali. Secondo il testo, questa richiesta si inserisce nella strategia politica dell’amministrazione americana contro Cuba, volta a colpire anche le missioni mediche internazionali dell’isola caraibica, considerate un simbolo di solidarietà e cooperazione tra i popoli.
La Regione Calabria, guidata dal presidente Roberto Occhiuto, starebbe valutando alternative provenienti da altri Paesi, mentre continua il dibattito sul futuro della sanità pubblica regionale. Il documento denuncia però che il vero problema non sarebbero i medici cubani, bensì anni di tagli, chiusure di ospedali e progressivo indebolimento del Servizio Sanitario Nazionale, che hanno lasciato interi territori senza personale e servizi essenziali.
In questo contesto, i professionisti arrivati da Cuba vengono descritti come una risposta concreta all’emergenza sanitaria calabrese: la loro presenza avrebbe permesso di mantenere aperti pronto soccorso e reparti che altrimenti sarebbero stati chiusi. Il testo sottolinea inoltre il valore simbolico e politico della cooperazione cubana, definendola un esempio di solidarietà internazionale in opposizione a una visione della salute come semplice mercato.
La difesa dei medici cubani viene quindi presentata come una battaglia più ampia: quella per il diritto universale alla salute, per il rafforzamento della sanità pubblica e contro ogni processo di privatizzazione e speculazione sanitaria.
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Redazione 2
