Google patteggia negli USA: 50 milioni di dollari per accuse di disparità razziali nelle politiche interne
Google paga 50 milioni di dollari per chiudere una class action sulle presunte disparità razziali interne, senza ammettere colpe, e rafforza le politiche di inclusione aziendale.
Google ha raggiunto un accordo transattivo del valore di 50 milioni di dollari per chiudere una class action che la accusava di presunte disparità razziali nelle politiche di trattamento dei dipendenti. L’intesa, secondo quanto riportato dalle fonti legali statunitensi, consente alla società di evitare un lungo contenzioso giudiziario, pur senza un’ammissione formale di responsabilità.
La causa era stata avviata da un gruppo di lavoratori e riguarda accuse legate a presunti squilibri sistemici nelle opportunità di carriera, nelle retribuzioni e nei percorsi di crescita professionale all’interno dell’azienda. In particolare, i ricorrenti sostenevano che alcuni gruppi etnici avrebbero subito trattamenti meno favorevoli rispetto ad altri colleghi in situazioni analoghe, con possibili violazioni delle normative statunitensi sulla parità di trattamento sul lavoro.
L’accordo prevede la creazione di fondi destinati ai dipendenti coinvolti e il rafforzamento di iniziative interne già esistenti dedicate a diversità, equità e inclusione. Google ha inoltre ribadito il proprio impegno a migliorare continuamente i processi aziendali e a garantire ambienti di lavoro inclusivi, pur sottolineando che le accuse non sono state riconosciute in sede giudiziaria.
Il caso si inserisce in un più ampio dibattito internazionale sulle politiche di diversity management nelle grandi aziende tecnologiche, sempre più sotto osservazione da parte di autorità, dipendenti e opinione pubblica.
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Redazione 2

