Hormuz fermo, 40 Paesi in allarme: lo stretto del petrolio torna a dettare il ritmo del mondo
La coalizione dei “volenterosi” si compatta per chiedere la riapertura urgente dello Stretto di Hormuz. Il blocco colpisce traffici, greggio e fertilizzanti, mentre migliaia di navi restano ferme.

Ci sono luoghi che sembrano piccoli sulla carta geografica e giganteschi nell’economia del pianeta. Hormuz è uno di questi. Oggi oltre 40 Paesi si sono mossi in un vertice virtuale presieduto da Londra per chiedere la riapertura urgente dello stretto, diventato di nuovo il punto più sensibile del commercio energetico globale. Quando si blocca Hormuz non si ferma solo una rotta: si incrina l’idea stessa di stabilità dei mercati. Lo stretto è il passaggio chiave per petrolio, gas e merci strategiche. In un momento già segnato dal conflitto e dalla volatilità energetica, la sua paralisi ha effetti immediati sui prezzi e sugli approvvigionamenti. Per questo la questione non resta confinata alla diplomazia regionale: diventa un’emergenza internazionale che tocca Europa, Mediterraneo e filiere agricole e industriali. Nel vertice di oggi, la coalizione per sbloccare Hormuz si è compattata attorno alla necessità di riaprire rapidamente la navigazione. La ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper ha definito urgente il ripristino del traffico, mentre il contesto resta aggravato dal volo del prezzo del greggio e dal fatto che circa 2.000 petroliere e navi commerciali risultano ferme alla fonda. Sul tavolo è emerso anche il tema dei corridoi per i fertilizzanti, rilanciato da Antonio Tajani. Il vero rischio è che un’emergenza militare si trasformi in una crisi economica prolungata. Se il blocco si estende, l’onda d’urto non colpisce solo carburanti e borse, ma fertilizzanti, trasporti, agroindustria e inflazione. È per questo che la linea diplomatica oggi non chiede soltanto sicurezza: chiede soprattutto tempo guadagnato prima che il danno diventi sistemico. La notizia interessa i cittadini calabresi perché il Mediterraneo non è un’astrazione geopolitica: è il bacino in cui si riflettono prezzi dell’energia, costi della logistica, agricoltura e tenuta delle imprese. Se Hormuz si blocca, anche un territorio lontano dal Golfo come la Calabria rischia di sentirne il contraccolpo nelle bollette, nei trasporti e nella filiera alimentare
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Redazione 2
