Hormuz ostaggio della vendetta: il fronte iraniano spinge il mondo verso il collo di bottiglia più temuto
Dal vertice iraniano arriva una linea durissima: vendetta e chiusura di Hormuz. Intanto le Nazioni Unite parlano di tre milioni di sfollati nel Paese.

Quando il nome di Hormuz torna al centro delle dichiarazioni ufficiali, il mondo sa di trovarsi davanti a un punto di rottura. Lo stretto è il corridoio più delicato del pianeta sul piano energetico, e basta evocarlo per far tremare mercati e cancellerie. La guerra non sta solo ridisegnando la geografia militare della regione, ma anche quella umanitaria ed economica. Da una parte cresce la pressione politica sul fronte iraniano, dall’altra aumentano i numeri degli sfollati e il rischio di un blocco delle rotte strategiche. Un messaggio attribuito al vertice religioso iraniano ha invocato vendetta e sostenuto che Hormuz debba restare chiuso. Nello stesso quadro, le Nazioni Unite hanno stimato che la guerra abbia già provocato circa tre milioni di sfollati in Iran, con il rischio che il numero continui a crescere se le ostilità proseguiranno. La combinazione tra sfollamento di massa e minaccia su Hormuz è tra gli scenari più temuti: significa instabilità umanitaria e pressione diretta sul commercio mondiale di energia. Se il corridoio si blocca davvero, la crisi non resterà confinata nella regione. Per la Calabria, affacciata sul Mediterraneo e dipendente da rotte, importazioni e carburanti, il destino di Hormuz non è astratto. È uno dei luoghi in cui si decide anche il costo della normalità.
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Redazione 2


