Hormuz riapre, ma la crisi energetica non è finita: “Serve un mese per tornare alla normalità”
Dopo la riapertura dello Stretto di Hormuz, gli esperti stimano circa un mese per il ritorno alla normalità nei flussi petroliferi mondiali, mentre restano alte le tensioni sui mercati energetici.
La riapertura dello Stretto di Hormuz rappresenta un segnale importante per la stabilizzazione dei mercati energetici internazionali, ma il ritorno alla piena normalità nei flussi petroliferi richiederà ancora tempo. È quanto ha dichiarato l’economista e presidente di Nomisma Energia Davide Tabarelli De Felice, sottolineando come, nonostante l’intesa raggiunta per la riattivazione del traffico marittimo nell’area strategica del Golfo Persico, saranno necessari almeno trenta giorni per ristabilire condizioni operative regolari lungo una delle principali rotte energetiche mondiali.
Secondo De Felice, le tensioni geopolitiche delle ultime settimane hanno provocato rallentamenti logistici, aumento dei costi assicurativi e forte volatilità sui mercati del petrolio, generando preoccupazioni a livello globale per possibili ripercussioni sull’approvvigionamento energetico e sui prezzi dei carburanti.
Lo Stretto di Hormuz rappresenta infatti un passaggio strategico per il commercio mondiale di greggio e gas naturale liquefatto, con una quota significativa delle esportazioni energetiche internazionali che transita quotidianamente attraverso quell’area. La riapertura viene quindi considerata un elemento fondamentale per rassicurare mercati, governi e operatori economici.
Gli esperti evidenziano tuttavia che il ritorno alla stabilità dipenderà anche dall’evoluzione del quadro politico e diplomatico nella regione mediorientale. Nel frattempo, l’attenzione resta alta sui prezzi dell’energia e sulle possibili conseguenze economiche per famiglie, imprese e sistemi produttivi europei.
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Redazione 2