I mercati riaprono col nervo scoperto: guerra, greggio e banche centrali tornano nello stesso incubo
La ripresa delle contrattazioni dopo la pausa festiva si annuncia ad alta volatilità. A spaventare è il mix tra guerra, prezzi dell’energia e ritorno dei timori su inflazione e politica monetaria.
Ci sono aperture di mercato che valgono come un test psicologico collettivo. Quella che si prepara ora appartiene a questa categoria. Non perché i listini dicano tutto, ma perché condensano in poche ore paure che vengono da settimane di tensione geopolitica, rincari energetici e dubbi sulle prossime mosse delle banche centrali. Il mercato non si muove soltanto su numeri e utili. Si muove su aspettative. E in questo momento le aspettative sono dominate da tre incognite: la durata della guerra, la tenuta dei prezzi di petrolio e gas, e la possibilità che un ritorno dell’inflazione costringa le banche centrali a mantenere o ripristinare linee restrittive. Alla riapertura delle contrattazioni, lo scenario viene indicato come ad alta volatilità. Il clima di incertezza è attribuito alla prosecuzione della guerra e al rialzo delle materie prime energetiche, elementi che riaccendono i timori di una nuova fiammata dell’inflazione e di una conseguente rigidità nella politica monetaria. La volatilità non è un fenomeno confinato agli operatori finanziari. Se si prolunga, si traduce in costo del denaro più alto, investimenti frenati, consumi più prudenti e maggiore insicurezza per le imprese. È il meccanismo con cui una crisi internazionale entra nell’economia ordinaria. La notizia interessa i cittadini calabresi perché nei territori più fragili ogni oscillazione dei mercati globali tende a scaricarsi più velocemente sui margini reali di famiglie e attività produttive. Quando la finanza si innervosisce, la periferia economica soffre sempre per prima.
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Redazione 2