Il Trigno non ha ancora restituito il suo disperso: il ponte crollato diventa ferita aperta del Sud
Proseguono le ricerche dell’uomo disperso dopo il crollo parziale del ponte sul Trigno. La vicenda continua a rappresentare una delle immagini più forti della vulnerabilità infrastrutturale italiana.

Quando crolla un ponte, non si spezza soltanto una struttura: si interrompe un’idea di continuità, di sicurezza, di normalità quotidiana. Sul Trigno questa frattura è ancora più dura perché non si è chiusa con un bilancio definitivo. C’è un disperso, e finché c’è un disperso il crollo non appartiene ancora al passato. Le infrastrutture che cedono nel Mezzogiorno parlano sempre anche di isolamento, manutenzione e fragilità storiche. Non sono mai solo incidenti locali, ma sintomi di un problema più ampio che riguarda collegamenti, sicurezza e capacità di prevenire. Dopo il crollo parziale del ponte sul Trigno, le ricerche della persona dispersa sono proseguite anche oggi. Il lavoro dei soccorritori continua in un’area resa difficile dalle condizioni del sito e dall’instabilità generata dal cedimento della struttura. La vicenda resta sotto stretta attenzione mentre si aspetta anche di chiarire responsabilità e dinamica complessiva dell’evento. Finché le ricerche proseguono, il tema delle cause tecniche convive con quello più urgente della sorte del disperso. Ma il caso è già diventato una questione nazionale sullo stato delle infrastrutture e sulla distanza tra rischio percepito e rischio reale. La notizia interessa i cittadini calabresi perché in una regione che vive di collegamenti complessi e spesso fragili, ogni crollo altrove suona come un avvertimento vicino. Il ponte del Trigno parla anche al Sud che aspetta ancora infrastrutture sicure prima ancora che veloci.
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Redazione 2


