La Calabria prova a trattenere i suoi ragazzi: il “reddito di merito” si allarga e punta anche a chi è già all’università
L’idea cambia passo e non guarda più solo ai neodiplomati. La Regione vuole usare il diritto allo studio come leva contro la fuga dei giovani, trasformando il merito in uno strumento politico contro l’emigrazione universitaria.
La fuga dei giovani dalla Calabria non comincia sempre con un treno dopo il diploma. Spesso continua, o si aggrava, nel momento in cui uno studente conclude la triennale e sceglie di proseguire altrove. È su questo passaggio che oggi la Regione ha deciso di alzare l’attenzione, rilanciando il progetto del “reddito di merito” con un’estensione che può cambiare il peso politico della misura. Il diritto allo studio in Calabria non è solo una questione sociale: è un pezzo della battaglia per fermare lo svuotamento demografico e professionale della regione. Ogni giovane che parte per formarsi fuori e non rientra rappresenta una perdita di capitale umano, di competenze e di futuro. Per questo una misura economica pensata per sostenere chi resta a studiare negli atenei calabresi assume immediatamente un valore politico molto più ampio del semplice sostegno individuale. Intervenendo oggi in Consiglio regionale, il presidente della Regione ha spiegato che il lavoro sul “reddito di merito” punta a rendere disponibile la misura entro il 2026. La novità annunciata è che il beneficio non riguarderebbe soltanto i neodiplomati che scelgono un ateneo calabrese, ma anche gli studenti in corso al secondo e terzo anno. La riflessione nasce dall’analisi dei dati, secondo cui molti giovani lasciano la Calabria non solo all’immatricolazione, ma anche dopo la laurea triennale. Nella stessa seduta, il Consiglio ha approvato all’unanimità una proposta di legge in materia di pianificazione e programmazione del finanziamento del diritto allo studio universitario. Se la misura verrà tradotta rapidamente in strumenti operativi, la Calabria proverà a giocare una partita diversa: non limitarsi a denunciare l’esodo dei giovani, ma intervenire prima che la partenza diventi definitiva. Molto dipenderà da criteri, tempi, coperture e capacità di rendere il beneficio davvero attrattivo. Il tema, però, è già chiarissimo: qui non si parla soltanto di aiuti economici, ma di una strategia per trattenere intelligenze in un territorio che rischia di perderle troppo presto. La notizia interessa i cittadini calabresi perché tocca una delle ferite più profonde della regione: la partenza dei figli, spesso senza ritorno. Se studiare in Calabria diventa più sostenibile e più conveniente per i giovani meritevoli, allora la politica regionale prova finalmente a entrare nel cuore di un problema che riguarda famiglie, università, lavoro e tenuta futura delle comunità locali.
Written by
Redazione 2

