La strage dei braccianti: sotto lo stesso tetto, tra vittime, superstiti e accusati
Nuovi sviluppi sulla strage di Amendolara: vittime, superstite e fermati vivevano insieme a Villapiana; indagini aperte anche sull’ipotesi caporalato.

Emergono nuovi dettagli sulla tragica strage di Amendolara, avvenuta lunedì lungo la statale 106, nel piazzale di una stazione di servizio, dove un minivan Fiat Ulysse è stato dato alle fiamme con a bordo sette braccianti agricoli. Quattro giovani stranieri hanno perso la vita: il pachistano Waseem Khan, 29 anni, e gli afghani pashtun Amin Fazal Khogjani, 28 anni, Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, e Safi Iayjad, 27 anni. L’unico sopravvissuto, Mohammad Taj Alamyar, afghano di 35 anni, è riuscito a salvarsi rompendo un finestrino e fuggendo dal veicolo.
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, vittime, superstite e i due uomini fermati vivevano insieme in un appartamento a Villapiana, in provincia di Cosenza, insieme ad altri connazionali. La Procura di Castrovillari, guidata dal procuratore capo Alessandro D’Alessio, ha disposto il fermo di due cittadini pachistani, Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi 31enni, accusati di omicidio plurimo aggravato da futili motivi.
Gli investigatori sarebbero arrivati ai due attraverso documenti d’identità rinvenuti nell’abitazione condivisa. Le indagini restano aperte e, tra le ipotesi al vaglio, figura anche quella del caporalato. Gli interrogatori di garanzia sono attesi nelle prossime ore.
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Redazione 2

