Le nomine di Stato entrano nel vivo: 112 poltrone, Leonardo al centro e una maggioranza che misura i rapporti di forza
Tra aprile e giugno si apre una delle partite più pesanti per il governo: rinnovi nelle partecipate, braccio di ferro interno e riflettori puntati su Leonardo. Non è solo una questione di nomi, ma di strategia industriale e peso politico.

In politica ci sono dossier che non fanno rumore come una crisi di governo, ma contano quasi allo stesso modo. Le nomine nelle partecipate pubbliche rientrano in questa categoria: definiscono equilibri, linee industriali, presidi di potere e rapporti tra alleati. Ed è per questo che la partita apertasi oggi, con il faro puntato su Leonardo, pesa molto più di una semplice rotazione ai vertici. Le grandi società controllate o partecipate dallo Stato sono un incrocio tra economia e politica. Difesa, energia, reti, trasporti, finanza pubblica: chi guida questi colossi influenza strategie nazionali e immagine del Paese. Per una maggioranza, le scelte sui vertici servono a misurare compattezza, capacità di mediazione e visione sul medio periodo. Quando il clima politico è delicato, queste decisioni diventano ancora più sensibili. Secondo la ricostruzione disponibile, la tornata di rinnovi da chiudere tra aprile e giugno riguarda 112 posti da consigliere distribuiti in 79 società. Le prime decisioni sono attese in tempi brevi e l’attenzione principale è su Leonardo, oggi guidata da Roberto Cingolani. Tra i nomi che circolano per la successione vengono indicati Pierroberto Folgiero, attuale ad di Fincantieri, e Alessandro Ercolani di Rheinmetall Italia. Per la presidenza si fanno i nomi di Elisabetta Belloni e Stefano Cuzzilla. Il dossier si intreccia anche con la nomina del presidente della Consob, terreno di tensione nella maggioranza. Tra le altre partite richiamate figurano Terna, dove si profila la conferma di Giuseppina Di Foggia, Eni, Enel e Poste Italiane, per cui il 2 aprile va presentata la lista per il board. Il punto più importante è che le nomine non diranno soltanto chi sale e chi scende. Diranno quanto la maggioranza riesce ancora a trovare sintesi, quali priorità industriali intende difendere e che tipo di rapporto vuole avere con le sue grandi leve economiche. In una fase internazionale complessa, la credibilità di queste scelte conterà moltissimo. Per i cittadini calabresi la notizia interessa perché le grandi partecipate decidono su energia, reti, lavoro, servizi, investimenti e difesa industriale: cioè su temi che ricadono direttamente anche nei territori periferici. Quando si scelgono i vertici di questi gruppi, non si muovono solo nomi a Roma: si orientano pezzi importanti della vita economica del Paese, Sud compreso.
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Redazione 2

