L’IA divora energia e acqua: la sfida ambientale che mette in difficoltà le Big Tech
La crescita dell’IA aumenta emissioni e consumi idrici: Microsoft e Google investono in energia pulita e recupero dell’acqua per ridurne l’impatto ambientale.
La rapida espansione dell’intelligenza artificiale e dei data center sta rendendo più complesso per le grandi aziende tecnologiche rispettare gli obiettivi climatici dichiarati. I più recenti bilanci di sostenibilità di Microsoft e Google mostrano come la crescita delle infrastrutture necessarie al cloud e all’IA generativa comporti consumi energetici e idrici sempre più elevati.
Microsoft ha registrato un aumento del 25% delle emissioni complessive di gas serra rispetto all’anno precedente, raggiungendo circa 20,3 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. L’incremento viene collegato all’apertura di nuovi complessi di calcolo e alla revisione delle politiche energetiche dell’azienda. Microsoft ha infatti scelto di ridurre l’acquisto di crediti ambientali, preferendo finanziare direttamente la costruzione di nuovi impianti per la produzione di energia pulita. Nell’attesa che queste infrastrutture diventino operative, tuttavia, i consumi vengono ancora sostenuti da reti elettriche alimentate anche da fonti fossili.
Google concentra invece la propria strategia sulla gestione dell’acqua, indispensabile per raffreddare i server. L’obiettivo è diventare “water positive” entro il 2030, restituendo alle comunità più acqua di quella consumata. Il piano comprende 165 interventi in 97 bacini a rischio, destinati a recuperare oltre 71 miliardi di litri all’anno, insieme a investimenti superiori a 500 milioni di dollari per modernizzare gli impianti pubblici di trattamento delle acque reflue.
Written by
Redazione 2
