Otto milioni a rischio, il Sud resta più fermo: il nuovo ritratto della salute italiana accende un allarme che in Calabria pesa di più
Il nuovo quadro statistico sulla salute degli italiani mostra un doppio volto: cala la sedentarietà, ma restano troppo alti i consumi a rischio di alcol e cresce con forza l’uso di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato. Il dato più duro, però, riguarda ancora il divario territoriale.
La salute pubblica non peggiora sempre con un crollo improvviso. A volte manda segnali più sottili, ma non meno gravi: abitudini che si consolidano, dipendenze che cambiano forma, divari territoriali che continuano a scavare. Il quadro emerso oggi racconta proprio questo. Da una parte l’Italia mostra un lieve miglioramento sul fronte della sedentarietà; dall’altra restano altissimi i comportamenti a rischio legati all’alcol e cresce in modo netto il ricorso a sigarette elettroniche e dispositivi a tabacco riscaldato. È una fotografia che impone di guardare oltre le apparenze rassicuranti. I numeri disegnano una realtà in cui gli stili di vita continuano a incidere in modo pesante sulla salute collettiva. L’inattività fisica diminuisce rispetto al 2024, ma coinvolge ancora oltre il 30% della popolazione. Allo stesso tempo, il consumo di alcol a rischio resta diffuso e il fumo, pur cambiando strumenti, continua a occupare uno spazio centrale nella quotidianità di milioni di persone. Il problema non è soltanto sanitario: riguarda prevenzione, cultura, modelli sociali e capacità del sistema pubblico di intervenire prima che il danno diventi cronico. I dati diffusi oggi indicano che oltre 8 milioni di italiani, pari al 15,1% delle persone con più di 11 anni, hanno almeno un comportamento a rischio legato all’alcol. Il consumo abituale eccessivo riguarda l’8,3% della popolazione, mentre il binge drinking interessa l’8,2%. I fumatori rappresentano il 18,6% degli italiani. Ancora più significativo è il balzo delle sigarette elettroniche e dei prodotti a tabacco riscaldato: in quattro anni si passa dal 3,9% del 2021 al 7,4% del 2025. Sul fronte dell’attività fisica, la sedentarietà scende di 2,4 punti percentuali rispetto all’anno precedente, ma nel Mezzogiorno resta molto più elevata: al Sud non pratica attività fisica il 41,2% delle persone, contro il 26% del Centro e il 20,3% del Nord. Il dato più forte non è solo nazionale: è territoriale. Il miglioramento medio italiano non cancella infatti il peso delle disuguaglianze, e questo rende la prevenzione una sfida ancora aperta. Quando i comportamenti a rischio restano così diffusi e l’inattività continua a colpire soprattutto le aree più fragili del Paese, il rischio è che le patologie croniche si concentrino proprio dove i servizi sono spesso più sotto pressione. Questa notizia interessa i cittadini calabresi perché la Calabria vive dentro il dato più critico del rapporto: quello di un Mezzogiorno ancora più esposto alla sedentarietà e alle sue conseguenze sanitarie. In una regione dove prevenzione, medicina territoriale e stili di vita sono temi decisivi, questi numeri non sono statistiche lontane. Sono un promemoria molto concreto: senza educazione sanitaria, attività fisica accessibile e campagne serie su alcol e nuove forme di fumo, il prezzo continuerà a pagarlo il territorio più vulnerabile.
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Redazione 2

