Palazzo Campanella non cambia volto: il Tar chiude la sfida e Bevilacqua resta in sella
Una battaglia politica e giudiziaria che poteva riaprire gli equilibri del Consiglio regionale si ferma davanti al Tar. Il tribunale amministrativo respinge il ricorso di Pietro Raso e conferma Gianpaolo Bevilacqua nel suo seggio.

Ci sono vicende politiche che si consumano in aula, tra dichiarazioni, voti e strategie. E poi ce ne sono altre che si giocano in silenzio, dentro i fascicoli e le aule di giustizia, ma possono produrre effetti molto concreti sugli equilibri istituzionali. La decisione con cui il Tar di Catanzaro ha respinto il ricorso contro l’elezione di Gianpaolo Bevilacqua appartiene a questa seconda categoria, perché mette un punto a una contestazione che avrebbe potuto cambiare la composizione del Consiglio regionale. La contestazione era stata promossa da Pietro Raso, già consigliere regionale e primo dei non eletti, con l’obiettivo di ottenere una verifica dei risultati elettorali e una diversa attribuzione dei voti. Quando un contenzioso di questo tipo arriva davanti al giudice amministrativo, non si discute soltanto di numeri e verbali: si mette in discussione la legittimità stessa della rappresentanza, e quindi il peso politico di un seggio. È anche per questo che il verdetto ha un rilievo che va oltre i diretti interessati. Il Tar di Catanzaro ha respinto il ricorso presentato da Raso contro Bevilacqua, eletto alle ultime consultazioni regionali. Secondo quanto emerge dal provvedimento richiamato nella ricostruzione disponibile, i giudici hanno ritenuto il ricorso “esplorativo e generico”, oltre che carente sul piano degli elementi probatori e del superamento della cosiddetta prova di resistenza. Nella stessa vicenda, Bevilacqua aveva anche proposto un ricorso incidentale rivendicando ulteriori voti in proprio favore e l’annullamento di voti attribuiti a Raso, ma tale passaggio non è stato esaminato perché il rigetto del ricorso principale ha chiuso la questione. La decisione cristallizza gli equilibri attuali e spegne, almeno su questo fronte, una possibile coda politico-istituzionale. Quando un tribunale conferma la legittimità dell’elezione, il messaggio che arriva è netto: il risultato resta valido e il contenzioso non basta a incrinarlo. Resta naturalmente il riflesso politico della vicenda, perché ogni ricorso elettorale porta con sé tensioni, letture di parte e tentativi di ridefinire i rapporti di forza anche fuori dalle urne. Per i cittadini calabresi questa notizia conta perché riguarda la stabilità delle istituzioni regionali e la credibilità del voto espresso. Quando un seggio viene contestato e poi confermato dal giudice amministrativo, non si chiude solo una disputa tra candidati: si chiarisce anche se la rappresentanza uscita dalle urne può reggere sul piano della legittimità. Ed è un punto che interessa chiunque guardi alla politica regionale non come teatro, ma come luogo in cui si prendono decisioni che incidono sulla vita quotidiana.
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Redazione 2


