Pompei si mette in mano agli algoritmi: 13 mila ambienti schedati per salvare la città antica prima del prossimo crollo
È stato completato il monitoraggio di tutta Pompei con droni, satelliti, robot e intelligenza artificiale. Oltre 70 mila schede serviranno a programmare manutenzione e conservazione del sito.
Pompei è uno dei luoghi in cui la storia convive ogni giorno con il rischio del degrado. Salvare quel patrimonio significa non limitarsi al restauro episodico, ma imparare a vedere prima dove e come il sito si sta deteriorando. È in questa direzione che va la notizia di oggi: il completamento del monitoraggio dell’intera città antica attraverso una combinazione di droni, satelliti, robot, web app e intelligenza artificiale. Non è solo innovazione applicata ai beni culturali: è manutenzione preventiva trasformata in sistema. Il trauma del crollo della Schola Armaturarum nel 2010 aveva mostrato con brutalità quanto la conservazione di Pompei fosse fragile. Da allora la sfida è stata costruire strumenti che permettessero non solo di intervenire, ma di programmare. La tecnologia entra oggi proprio in questo spazio: quello in cui il patrimonio smette di essere gestito a vista. Il monitoraggio completato riguarda oltre 13 mila ambienti dell’intera città antica. Sono state prodotte più di 70 mila schede per classificare ubicazione, tipologie di rischio e degrado delle strutture archeologiche. Una web app dedicata ha consentito ai tecnici di lavorare sul campo per oltre otto mesi e di raccogliere dati poi organizzati in un sistema utile alla manutenzione programmata e alla conservazione del sito. La portata della notizia sta nel metodo: Pompei diventa un laboratorio di gestione predittiva del patrimonio. Se il modello funziona, può cambiare il modo in cui si proteggono altri siti fragili, evitando che il restauro arrivi sempre e solo dopo il danno. La notizia interessa i cittadini calabresi perché la Calabria è ricca di siti archeologici e beni culturali che soffrono spesso di carenza di manutenzione e strumenti. Se la tecnologia riesce a trasformare un gigante fragile come Pompei in un sistema più leggibile e prevenibile, il messaggio è chiaro anche per il Sud: innovare la tutela non è lusso, è necessità.
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Redazione 2