Processo “Imponimento”, la Procura generale impugna l’assoluzione di Monteleone
Il ricorso in Cassazione riguarda due contestazioni di corruzione e il rapporto con l’ex sindaco di Cenadi e un consigliere comunale. Per l’accusa, le somme vanno valutate insieme agli elementi sulle gare boschive.

La Procura generale di Catanzaro ha impugnato in Cassazione la sentenza d’appello del processo “Imponimento” nella parte relativa alle assoluzioni di Nicola Antonio Monteleone dalle contestazioni di corruzione indicate ai capi 17 e 19. Il ricorso, firmato dalla sostituta procuratrice generale Raffaela Sforza, è stato depositato nell’ambito dell’impugnazione della sentenza della Corte d’appello di Catanzaro e riguarda vicende collegate ai rapporti con l’allora sindaco di Cenadi, Alessandro Teti, e con il consigliere comunale Giovanni Deodato. La notizia sullo specifico passaggio del ricorso è stata pubblicata il 17 settembre 2026.
Il contrasto sull’interpretazione delle somme
Al centro della contestazione ci sono due somme: mille euro destinati, secondo la ricostruzione contenuta nel procedimento, al pagamento di un artigiano che aveva lavorato all’allestimento di un museo e 500 euro collegati al finanziamento di una festa.
La Corte d’appello, secondo quanto riportato nel ricorso, aveva ritenuto non dimostrato un collegamento sufficiente tra queste somme e l’asservimento delle funzioni pubbliche agli interessi di Monteleone. Per quanto riguarda i mille euro, la somma era stata ricondotta a un'attività comunale già svolta; per i 500 euro, invece, il contributo era stato considerato compatibile con precedenti attività di finanziamento a favore dell’ente.
La Procura generale propone una lettura differente degli stessi elementi e sostiene che le dazioni non debbano essere considerate separatamente dal contesto nel quale si discuteva delle gare per i tagli boschivi a Cenadi.
Il ricorso arriva in Cassazione
Nel ricorso vengono richiamate alcune conversazioni relative all’assegnazione di lotti di castagno e pino e ai rapporti tra Monteleone e gli amministratori locali. L’accusa attribuisce inoltre rilievo ad alcune fatture che, nella propria prospettazione, avrebbero avuto la funzione di giustificare i pagamenti.
Un ulteriore punto riguarda il ruolo di Deodato. La Procura generale contesta l’importanza attribuita dalla Corte d’appello all’assenza di competenze formali del consigliere sulle procedure di gara, sostenendo che l’influenza politico-amministrativa possa manifestarsi anche senza un incarico formale.
La richiesta della Procura generale dovrà ora essere valutata dalla Corte di Cassazione, alla quale spetta decidere sull’impugnazione. Le contestazioni e le ricostruzioni contenute nel ricorso rappresentano la posizione dell’accusa e non costituiscono un accertamento definitivo di responsabilità.
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Redazione 4


