Rogoredo, il giudice respinge la versione dell’agente Cinturrino:
Rischio concreto di nuovi reati gravi». Resta la custodia in carcere per l’uccisione di Mansouri.

Respingo con fermezza ogni accusa infamante». Davanti al giudice per le indagini preliminari di Milano, Carmelo Cinturrino ha negato le contestazioni mosse nei suoi confronti da colleghi e frequentatori del boschetto di Rogoredo. Una versione che, tuttavia, non ha convinto il gip Domenico Santoro, il quale ha ritenuto non attendibile il racconto dell’agente arrestato per l’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri.
Secondo il giudice, permane un rischio concreto che l’indagato possa reiterare «gravi reati della stessa natura di quello oggetto del procedimento», un pericolo valutato come attuale e nella sua massima intensità. Su queste basi è stata confermata la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti dell’assistente capo in servizio al commissariato Mecenate.
La decisione tiene conto anche della possibilità di condotte ritorsive o comunque lesive nei confronti dei colleghi che hanno reso dichiarazioni accusatorie e di altri soggetti coinvolti nell’inchiesta, ritenuta un’ipotesi concreta dagli inquirenti.
Nel corso dell’interrogatorio, il 41enne ha sostenuto di non aver mai toccato il corpo di Mansouri dopo l’esplosione del colpo, affermando che la vittima sarebbe caduta a terra autonomamente. Ha ammesso, invece, di aver collocato accanto al corpo una pistola caricata a salve, spiegando di averlo fatto in uno stato di forte agitazione, nel tentativo di tutelarsi.
Per il gip, tuttavia, le dichiarazioni rese non configurano una reale collaborazione. L’indagato avrebbe riconosciuto soltanto circostanze già accertate sul piano documentale, continuando a negare di aver spostato il corpo, un elemento ritenuto centrale nell’economia dell’indagine.
L’ordinanza richiama, a sostegno di tale valutazione, le testimonianze di due persone presenti sul posto – un soggetto che avrebbe assistito direttamente alla scena e un collega indagato per favoreggiamento e omissione di soccorso – oltre a diversi riscontri tecnici. Tra questi, la presenza di due colature di sangue formatesi in momenti differenti, le lesioni riscontrate al capo della vittima, la posizione degli arti inferiori e il fango rinvenuto sul volto di Mansouri, elementi ritenuti incompatibili con la ricostruzione fornita dall’indagato.
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Redazione


